L’efficienza sotto l’esame di Etica

Si chiama Fondazione Etica e la conoscono meglio nel resto d’Italia che in Maremma, dove però ha ancora una sede: in città, in via Pertini. Fondazione Etica si è costituita nel 2008, a Milano, e tra i suoi ideatori e promotori spicca il nome della grossetana Paola Caporossi – oggi direttore e vice presidente. Negli ultimi anni Fondazione Etica è diventata più che mai strumento di innovazione in ambito pubblico e sociale. Nel corso del 2017 vi hanno aderito, con protocolli d’intesa, prima il Comune di Grosseto e più di recente la Regione Toscana. Nel frattempo la Caporossi è stata nominata direttore del nuovo centro di ricerca dell’università Luiss “Guido Carli” di Roma per la valutazione dei governi locali, basata sul rating pubblico e le sue bandiere.

«Di fronte alla facile e diffusa tendenza a elencare problemi – spiega la Caporossi – la Fondazione ha preferito proporsi come strumento positivo, per pensare e costruire soluzioni, non improvvisate, bensì parte di un progetto più ampio e coerente. Soluzioni che non soddisfino questo o quell’interesse, ma che rispondano a un disegno complessivo delle istituzioni, del loro ruolo e della loro autorevolezza nel nostro Paese. Istituzioni che non siano staccate e lontane dalla società, che sappiano interpretarla e guidarla».

Ma perché, già dai tempi di Emilio Bonifazi sindaco (e poi con Antonfrancesco Vivarelli Colonna), l’amministrazione comunale del capoluogo sente il bisogno della valutazione di Fondazione Etica? I Comuni hanno da tempo l’obbligo di misurare e valutare le proprie performance, oltre che la trasparenza. L’esperienza di Fondazione Etica nell’analisi dell’efficienza delle pubbliche amministrazioni, a partire dalla qualità della spesa pubblica, è ormai consolidata al punto che è stato ideato, realizzato e testato un nuovo modello di valutazione e misurazione degli enti pubblici, denominato “Rating di sostenibilità delle pubbliche amministrazioni”, il cui acronimo “Rep” e il logo sono registrati e protetti da copyright. Ogni anno, quindi, è possibile, in base ad alcuni indicatori di performance, stabilire fino a che punto si è ben amministrato, facendo anche confronti con altri enti. Fondazione Etica non ha carattere partitico e diffonde periodicamente un Rapporto sul rating Pubblico dei Comuni, un viaggio tra gli stereotipi e i problemi annosi che affliggono i Comuni italiani. Un viaggio in cui si individuano dati e si informano i cittadini, in quanto mirato più che alla cronaca dei fatti al miglioramento della macchina pubblica ai suoi vari livelli. È un’analisi completa dei Comuni, che, a differenza di quelle esistenti, non si focalizza su aspetti parziali come il profilo economico-finanziario o l’ambiente, né sulla percezione e gradimento della comunità locale.

Il Rapporto, dicevamo, è uno strumento utile per le amministrazioni, perché attraverso una classifica dei Comuni scelti a campione viene individuato un benchmark, ovvero un primo classificato da prendere a modello. L’obiettivo finale è quello di innescare un meccanismo di incentivi/disincentivi che premi i Comuni più virtuosi e penalizzi quelli inadempienti. Solo così la spending review, evocata a fasi alterne in Italia, potrà evitare tagli lineari ed essere finalmente impostata

su criteri meritocratici. Insomma, una sana concorrenza reputazionale tra amministrazioni locali. I Comuni aderenti al rating pubblico potranno esibire sul loro sito un logo tipo quello di Tripadvisor, che indicherà il numero di bandiere, da 1 a 7, a seconda del risultato che ottengono.

(Il Tirreno – 6 gennaio 2018)

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