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Il sistema bancario italiano e la dinamica dei prestiti alle imprese

Nel resoconto mensile dell’Associazione Italiana Bancaria, le statistiche sull’Italia mostrano che il totale dei presti concessi a imprese e famiglie, ancora in moderato aumento sino a novembre, mostra il segno meno a dicembre, tornando sui livelli di agosto 2011.

Da qualche giorno, non a caso, leggiamo commenti preoccupati su questo tema. Persino il Governatore della Banca Centrale Europea ne ha recentemente parlato.

Da un lato, abbiamo un sistema economico in contrazione; la spesa delle famiglie si sta riducendo e questo penalizza le vendite delle imprese, poco aiutate dall’export – da sempre valvola di sfogo nei momenti duri – che sconta lo scenario di indebolimento del ciclo economico mondiale. Si riduce l’incentivo ad effettuare investimenti.

Dall’altro, abbiamo un sistema bancario che sta fronteggiando un nuovo mondo regolamentare nel peggiore dei momenti. Basilea3 è un’accelerazione nella corsa a detenere maggior capitale e più riserve, a bilanciare meglio le scadenze tra raccolta e impieghi.

Un punto più di altri merita di essere approfondito, ed è quello descritto dal grafico successivo: la riduzione dei prestiti a medio/lungo termine.

Erogazioni di finanziamenti oltre il breve termine, variazioni % trimestrali sul trimestre corrispondente dell’anno precedente. (Fonte: Banca d’Italia)

Dopo il progressivo miglioramento nel corso del 2010, nel 2011 si è registrata una significativa diminuzione nella domanda di finanziamenti oltre il breve termine, soprattutto nel Nord-Est. Preoccupante, poiché il medio/lungo termine è finalizzato alla copertura degli investimenti che, a loro volta, supportano lo sviluppo di un sistema.

A sostenere le nuove richieste di finanziamenti è invece stata, praticamente in tutto il Paese, la crescente necessità di copertura del capitale circolante ed il ricorso ad operazioni di ristrutturazione e consolidamento del debito.

Quali possibili cause? Sono diverse. Ha pesato la riduzione nella domanda di credito per investimenti: l’impresa vive un clima di incertezza che rende difficile valutare il ritorno di un investimento industriale. Sul fronte dell’offerta i vincoli maggiori vengono dall’aumento del costo del danaro, generato dal forte aumento degli spread sulla raccolta bancaria oltre il breve termine. Una situazione oggettivamente difficile.

Ma così non si va lontani. Senza gli investimenti quale sviluppo può esserci? Quale prospettiva per il prossimo futuro? I timori di chi paventa il credit crunch paiono fondati.
E’ la questione dello sviluppo e non dei tagli alla spesa. Lo sviluppo va sostenuto da un sistema che non trascura gli investimenti e questi, a loro volta, si devono poter basare sul supporto finanziario oltre il breve termine.

Purtroppo, in questo scenario, domina la negativa dinamica dell’equazione “rating sovrano – spread Btp/Bund – spread banche”, per cui al peggioramento del rating italiano corrisponde un aumento del rendimento pagato dai titoli pubblici e quello pagato dalle banche italiane sulla raccolta all’ingrosso. Il medio/lungo termine ha costi troppo alti di accesso.

È evidente che sono necessarie soluzioni forti. Ha detto bene il presidente dell’ABI, Mussari, quando ha sostenuto che le misure adottate nel 2009 (la cosiddetta “moratoria”) non sono sufficienti in questa difficile fase. Pare che altre misure siano allo studio in questi giorni tra l’ABI e le varie associazioni (Confindustria, Rete Imprese Italia, Alleanza Cooperative). L’esito delle consultazioni andrà ascoltato con attenzione.

In assenza di una regia sopra le parti – leggi Governo – non si possono individuare soluzioni forti. La buona volontà dei convenuti non è sufficiente, sono necessari interventi decisi. Altrimenti il futuro si fa ancor più grigio.

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