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Una classe politica da commissariare

Restiamo increduli rispetto a quanto sta accadendo in queste ore in Italia. E non ci riferiamo ai numeri allarmanti che arrivano dai mercati finanziari internazionali: per quanto gravissimi, l’Italia ha ancora le energie per ridimensionarli. Preoccupa piuttosto lo spettacolo che, ancora una volta, non ci risparmiano i politici. Non tutti, naturalmente, ma molti. La nave sta affondando e loro ancora litigano su quale cabina cercare di accaparrarsi, come se ancora potessero disporne. Il problema non è Berlusconi, che, per quanto tardi, si è arreso di fronte all’ineludibilità delle dimissioni, bensì quel sottobosco fitto di interessi particolari, ed anzi personali, che affolla il Parlamento con i suoi ormai venti gruppi parlamentari. Senza l’alibi Berlusconi tutti appaiono finalmente per quello che sono: politici spesso improvvisati e privi di quella preparazione e integrità che dovrebbero essere la condizione indispensabile per sedere degnamente a Montecitorio e Palazzo Madama.

Colpisce in particolare il comportamento della Lega: sino a ieri lacerata da divisioni interne, oggi si è ricompattata sul no al governo Monti, in una posizione che non ha altra convenienza se non quella del mero calcolo elettorale. In calo nei sondaggi, i Leghisti contano di rimontare fuggendo dalla responsabilità di governo e rimettendosi in fretta i panni della protesta, non curandosi minimamente del prezzo che la gente, anche quella del Nord, dovrà pagare per questa loro “no”  egoistico e di comodo.

Sull’altro fronte, hanno tenuto un comportamento speculare Idv e, in parte, anche Sel. Cioè, non a caso, le ali estreme dei due poli. Neppure i due maggiori partiti italiani, Pd e Pdl, si sono rivelati immuni dai temporeggiamenti e dalle dispute sui nomi, anche se limitatamente ad alcune fronde interne.

E’ uno spettacolo che gli Italiani non possono più ignorare: questa classe politica ha dato prova di non sapere gestire le sorti del Paese, neppure adesso che è vitale farlo. In ogni grande azienda la strada sarebbe quella del commissariamento. E se gli elettori fossero azionisti, avrebbero già revocato la propria fiducia non solo al governo ma alla gran parte dei parlamentari. Ma, fortunatamente, siamo in democrazia e i cittadini non possono sfiduciare i propri rappresentanti quando vogliono. Presto o tardi, però, saranno chiamati a votare: se non tra qualche mese, di sicuro tra poco più di un anno. E allora, in quell’occasione, non sottovalutino il potere che possono esercitare con il voto: si ricordino di chi, in questi giorni, ha pensato solo alle percentuali elettorali e non lo votino.

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