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Le nomine nelle aziende partecipate

In molte città italiane si è aperta la stagione dei rinnovi dei Consigli di Amministrazione delle aziende partecipate dai Comuni, e il tema è troppo importante per essere liquidato come un affare interno alla Giunta o ai partiti.

Molti cittadini non sanno neppure cosa siano le partecipate: eppure, hanno un ruolo importante nella vita politica e soprattutto economica delle città. Sono state, infatti, create per gestire attività economiche, con o senza scopo di lucro, dalla gestione dell’acqua a quella dei trasporti a quella di eventi culturali. E, purtroppo, non è inusuale che esse presentino bilanci disastrosi, talora causa di epiloghi quali il commissariamento o la liquidazione.

Anche per questo la nomina dei consiglieri di amministrazione nelle aziende pubbliche costituisce un momento molto delicato: ad essi, infatti, viene conferita la responsabilità di gestire servizi per tutta la comunità locale. Del resto, lo spirito per cui quelle nomine sono state riservate dal legislatore alla politica è solo perché venisse meglio perseguito l’interesse generale. Oggi quello spirito va riscoperto, anche per evitare altri fallimenti che i territori non potrebbero più sostenere, particolarmente a fronte del perdurare di una crisi economica senza precedenti. Concretamente, questo significa che non sono più tollerabili alcuni consuetudini di un passato tutt’altro che remoto, quando per diventare presidente o consigliere di una partecipata ha contato principalmente l’appartenenza a questa o quella corrente politica, in applicazione di un mero criterio di spartizione partitica.

I partiti che a gran voce proclamano intenzioni riformatrici dai tratti epocali comincino da qui: se è vero quanto dicono nei programmi e nei comizi, in vista delle prossime nomine nelle aziende pubbliche valutino i curriculum dei possibili candidati, in totale trasparenza, e scelgano su quella base il candidato oggettivamente più competente per il ruolo da assegnare.

Già questo sarebbe un grande passo avanti, ma non basterà: i partiti rendano la scelta pubblica, mettendo i curriculum a disposizione di qualunque cittadino che voglia prenderne visione. Ad esempio, pubblicandoli su internet.

I benefici saranno molteplici: le aziende ne guadagneranno in efficienza e produttività e i cittadini saranno meglio serviti. Non solo: sarà anche un modo concreto, efficace, immediato, per combattere con i fatti un’antipolitica sempre più dilagante e che non serve a nessuno.

Quella che proponiamo è una riforma a costo zero e subito realizzabile, dato che non necessita di nuove leggi. E sarebbe efficacissima, toccando lo snodo che più conta per invertire la rotta della politica: quello dei comportamenti. Potrebbe avere, per questo, effetti dirompenti.

da La Nazione del 27 settembre 2011

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