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Una proposta a costo zero


Il Comune rappresenta in Italia il livello istituzionale in cui il rapporto tra elettore ed eletto è più stretto anche soltanto per la contiguità territoriale. L’elettore ha modo di conoscere il candidato sindaco ai fini del voto, ma anche di controllarne l’operato durante il mandato quinquennale.

Tuttavia, per poter esercitare il diritto di voto in maniera consapevole il cittadino ha bisogno di alcune informazioni, di cui molto spesso non dispone. Tanto che finisce per votare sulla base di impressioni o del semplice sentito dire.

Per poter decidere adeguatamente a chi dare il proprio voto, invece, dovrebbe trovare la risposta almeno a tre semplici domande:

1.      Quali sono i numeri dell’Amministrazione comunale?

Il cittadino vuole sapere quanto si è speso e per cosa, in modo chiaro e comprensibile.

2.      Le promesse elettorali sono state mantenute?

‘E importante non solo che un sindaco abbia amministrato bene il Comune, ma ancor più che lo abbia fatto come aveva detto di voler fare.

3.      Come si è comportata la Giunta rispetto a quella precedente e ad altri Comuni?

All’abitante di Torino – per esemplificare – interessa conoscere non solo quanto il proprio Comune ha speso per la scuola, ma anche se ha speso di più o di meno degli anni precedenti, nonché se vi ha investito di più o di meno rispetto a Milano, che è governata da un’altra coalizione politica, ma si trova nella medesima area geografica e in un ordine similare di grandezza demografica e di ricchezza economica.

Trovare una risposta a queste domande alla vigilia di una consultazione elettorale comunale dovrebbe essere naturale, persino scontato, per qualunque elettore, ma nei fatti non lo è.

Partendo dai dati di bilancio, si osserva che essi si presentano come estremamente farraginosi e complessi per i cittadini che volessero cimentarsi nella loro lettura. E questo nonostante le reiterate richieste da più parti di uniformare e semplificare le complesse procedure contabili che attualmente regolano la stesura dei bilanci comunali.

Ancora più difficoltoso si rivela riuscire a confrontare quanto fatto dal sindaco e quanto promesso nella campagna elettorale di cinque anni prima. Se il bilancio è di difficile lettura, il programma elettorale in molti casi non si può neppure leggere: succede, infatti, che, una volta concluse le elezioni, molti programmi “spariscono”, letteralmente. Basta provare a fare una ricerca su web.

Il terzo punto, infine, riguarda il confronto tra Amministrazione presente e passata, e quello con altri Comuni: da qui i cittadini possono ricavare le informazioni più significative, senza necessariamente assegnare pagelle. Che il proprio Comune – ad esempio- abbia speso per il sociale centomila euro in un anno può essere un dato che l’abitante di Firenze non sa interpretare, ma sapere che Bologna ha speso il doppio fa la differenza ai fini della sua valutazione in termini elettorali.

Può sembrare che rispondere alle tre domande sopra indicate comporti molto lavoro per i Comuni o per la loro Associazione (Anci), ma non è così.

Fondazione Etica ha provato a dimostrarlo, con un esperimento: dopo aver selezionato un campione di undici Comuni capoluogo di provincia, ne ha letto e tradotto i principali dati di bilancio; ne ha recuperato i programmi elettorali o linee programmatiche; ha intervistato il Sindaco e/o l’Assessore al Bilancio; ha raccolto l’opinione dei cittadini mediante un sondaggio.

I risultati sono stati spiegati con un linguaggio divulgativo – tutt’altro che per addetti ai lavori – illustrando l’andamento dell’aggregato e poi scendendo nel dettaglio dei singoli Comuni. Senza dare alcun giudizio sul loro operato, e proponendo una lettura semplificata di alcuni principali dati.

L’esperimento è riuscito: il libro che ne è conseguito è stato pubblicato da Il Mulino con il titolo “Il federalismo che già c’è. Come vengono spesi i soldi dei cittadini nei Comuni italiani”. Esso costituisce un esempio concreto di come sia possibile realizzare uno strumento informativo utile non solo per l’elettore, ma anche per l’eletto.

Utile per l’elettore, perché spesso le impressioni o il sentito dire si rivelano inaffidabili per una valutazione corretta. Non a caso, il sondaggio da noi effettuato rivela che la maggioranza degli abitanti degli undici Comuni analizzati è insoddisfatta della propria Amministrazione: forse, leggendo alcuni dati spiegati con un linguaggio semplice, la valutazione, e conseguentemente la scelta del candidato, avrebbe potuto essere diversa. Non necessariamente più corretta, ma sicuramente più completa.

Utile anche per l’eletto. Spesso, infatti, al termine del proprio mandato, il sindaco viene criticato per le cose non fatte, o fatte male, da cittadini che non conoscono le difficoltà derivanti, ad esempio, dal Patto di stabilità interno o dalla crisi economica o dai tagli ai trasferimenti statali. Per un sindaco, allora, poter spiegare gli eventi, dimostrare attraverso i numeri i vincoli subito dall’esterno, diventa essenziale per far conoscere meglio, e soprattutto far capire, le proprie scelte politiche e le eventuali modifiche alle promesse iniziali.

Non solo: il confronto con altri Comuni può rafforzare la posizione di un sindaco. Se, ad esempio, a Salerno i cittadini si lamentano dell’aumento della Tarsu, il sindaco può dimostrare che poco distante, a Napoli, la mancanza di politiche serie di smaltimento rifiuti hanno prodotto danni enormi che a Salerno, invece, sono stati evitati grazie anche agli introiti da Tarsu, finalizzati alla raccolta differenziata in percentuali che non ha eguali in Italia.

Da tanto tempo si sente parlare dell’esigenza di coinvolgere maggiormente i cittadini nella vita pubblica; di rendere più consapevole e pienamente democratica la loro partecipazione, soprattutto quella che si esprime attraverso il voto; di rendere trasparenti le Amministrazioni; di chiedere conto ai politici del proprio operato: perché non partire da qui, dall’Osservatorio italiano sui Comuni?

La condizione è che il servizio venga svolto da un organismo terzo, indipendente, in collaborazione con Anci, Cassa Depositi e Prestiti, Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’Osservatorio dovrebbe svolgere un servizio pubblico costante di raccolta dati, anno per anno, presentando i risultati alla vigilia delle elezioni amministrative. Senza stilare graduatorie, proponendo una scheda riassuntiva per ogni Comune che raccolga: i dati di bilancio di ognuno dei cinque anni, il programma elettorale, le interviste al personale politico e amministrativo, un sondaggio tra i cittadini; analizzando il trend cronologico dell’aggregato complessivo dei Comuni italiani e le eventuali differenze tra uno e l’altro. L’idea è quella di iniziare con i 116 Comuni capoluogo di provincia.

L’Osservatorio sarebbe a costo zero per lo Stato: sarebbero gli stessi Comuni a contribuire con un esborso annuo minimo. Fondazione Etica ha calcolato che se ciascuno di essi versasse ogni anno in media 3.000 euro (2.000 euro i Comuni più piccoli sino a 4.000 euro i più grandi), si otterrebbe un budget sufficiente per realizzare l’Osservatorio.

L’adesione dovrebbe essere volontaria per i Comuni: gli amministratori che hanno operato bene hanno tutto l’interesse a far conoscere i propri dati ai fini del consenso in città, soprattutto in prossimità della scadenza elettorale. Le Amministrazioni che non volessero aderire semplicemente non risulterebbero nei rapporti periodici dell’Osservatorio, e la loro assenza verrebbe lasciata al giudizio degli elettori al momento del voto. Un’operazione “trasparenza” con effetti concreti ed un modo semplice per cominciare a diffondere una cultura politica nuova.

La proposta è stata già accolta dal Sindaco di Verona, Tosi, e da quello di Grosseto, Bonifazi.

© 2013 Fondazione Etica.
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