Open/Close Menu

Gli Italiani, tra diffidenza e voglia di reagire



Le recenti elezioni amministrative hanno riportato al centro del dibattito politico i comportamenti di voto degli Italiani. L’opinione comunemente diffusa è che essi votino sulla base del programma elettorale, del candidato sindaco e della sua credibilità. I partiti, d’altra parte, fanno a gara nel dichiarare che le alleanze si fanno sulla base di contenuti programmatici.


Fondazione Etica ha provato a chiederlo direttamente agli elettori nell’ambito di un campione di undici Comuni capoluogo di provincia dislocati al nord, al centro e al sud del Paese, di diversa dimensione demografica e ricchezza economica. Il risultato è stato sorprendente.


Innanzitutto, soltanto il 17% degli intervistati ha dichiarato di votare sulla base del programma elettorale del candidato sindaco: nemmeno un quinto del campione.

Il dato è

solo in parte deludente: esso, infatti, può essere interpretato come una sana reazione ad un malessere generalizzato. Spesso, infatti, i programmi elettorali assomigliano a un libro dei sogni, che rimangono in gran parte irrealizzati.


Se i partiti sono i primi a dimenticarli, perché i cittadini dovrebbero perdere tempo a leggerli?


Si può ipotizzare che, nel caso di consultazioni a carattere locale, il cittadino preferisca fare affidamento su altro, ad esempio la credibilità del candidato. La possibilità di conoscere direttamente un candidato può fare la differenza nella scelta di voto molto più di decine di pagine scritte. Invece, solo il 21% degli intervistati ha dichiarato di votare sulla base della sua credibilità personale dei candidati.


Anche questo merita una interpretazione. Il generale discredito della politica ha generato, nel tempo, una diffidenza forte e diffusa tra i cittadini: anche il candidato “nuovo” e dalla faccia pulita rischia di essere travolto dal “tanto sono tutti uguali” che serpeggia nell’elettorato. Diverso è se il candidato è davvero conosciuto, non per come si presenta ma per quello che ha fatto nel suo mandato precedente: il sondaggio dimostra, infatti, che laddove il sindaco uscente si candida al secondo mandato, aumenta la percentuale di quelli che votano sulla base della credibilità. Anche questa, dunque, può essere considerata una reazione intelligente da parte dell’elettore allo spettacolo di degrado che la politica troppo spesso ha dato di sé.


Alla fine, però, cosa conta veramente per i cittadini ai fini del voto? Semplicemente lo schieramento politico, per il 45% del campione. Il dato sorprende, ma ad una riflessione più attenta risulta assolutamente coerente con le altre due percentuali: se i programmi sono disattesi e i candidati inaffidabili, quale punto di riferimento resta per il voto se non lo schieramento politico? Quanto meno, esso rappresenta, almeno idealmente, i valori in cui riconoscersi.


A maggio, però, arriva il voto clamoroso di Milano e Napoli, e i dati del sondaggio sembrano essere smentiti. Gli intervistati hanno cambiato idea? Non è così: la contraddizione è solo apparente.


Lo schieramento politico, infatti, è una variabile decisiva nella scelta del voto solo quando mancano candidati credibili, oppure quando quelli che si contendono la vittoria sono sullo stesso piano, in positivo o in negativo che sia. Quando, invece, l’elettore ha la possibilità di scegliere il candidato giusto o di bocciare quello inadatto, lo fa senza esitazione.


I cittadini che hanno conosciuto il loro sindaco, a  Milano come a Napoli, non avevano bisogno di leggere programmi, per quanto ben scritti, né di credere all’affidabilità personale del candidato: quanto fatto, non fatto e mal fatto, dal sindaco in cinque anni era sotto i loro occhi, nel bene e nel male. ‘E questo che spiega la reazione di rigetto dei milanesi all’amministrazione Moratti e quella dei napoletani verso il centrosinistra.


In più, che fosse chiaro chi non votare a Milano e a Napoli si è accompagnato anche alla presenza di candidati in grado di rappresentare quella voglia di cambiamento. Ecco allora Pisapia ed ecco de Magistris.


Quello che emerge, dunque, è una grande capacità di reazione degli Italiani, che, inaspettatamente, non si stancano di cercare appigli ai quali aggrappare la propria voglia di partecipare e decidere. Che – va ribadito – da sempre li caratterizza tra le democrazie del nostro tempo.

© 2013 Fondazione Etica.
Top