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Il Paese in superficie

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Il dibattito politico italiano è noioso e ripetitivo principalmente perché rimane sempre in superficie: ci si limita alle dichiarazioni, alle frasi ad effetto, al tema del giorno, senza entrare nel merito delle questioni, sorvolando sui dettagli e dimenticando tutto già dal giorno dopo, se non addirittura rinnegandolo.
Questo è sicuramente uno dei mali della nostra politica, che purtroppo taluni media alimentano, rifiutando, senza spiegazione alcuna, la pubblicazione di approfondimenti troppo fuori dal coro o di personaggi scomodi. La conseguenza è che per il cittadino diventa difficile capire cosa succede davvero intorno a lui, ignaro degli intrecci politica – finanza – media, che decidono non solo le sorti del suo Paese, ma anche cosa deve sapere e cosa no.

 

Chi sostiene scandalizzato che vent’anni di berlusconismo hanno obnubilato la cultura media degli Italiani dovrebbe anche ricordare che al processo graduale e sistematico di scarsa informazione, o di informazione “standardizzata”, hanno partecipano in tanti, di vario orientamento politico e seduti su poltrone spesso più potenti di quelle di partito.

 

Non è tutto uguale, naturalmente: ci sono giornalisti e editori coraggiosi, non solo su web, che fanno ancora la differenza per il lettore/spettatore attento. Ma l’accesso ai media resta un tema cruciale: senza affrontarlo, non solo non sarà possibile l’informazione come strumento di trasparenza e di partecipazione attiva alla vita pubblica, ma anche qualsiasi progetto di cambiamento e rinnovamento reali del Paese.

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