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Verso le amministrative, un panorama di alleanze variabili



Domenica 15 e Lunedì 16 maggio quasi 13 milioni di italiani saranno chiamati alle urne per il rinnovo di 1300 consigli comunali e di 11 consigli provinciali.


Normalmente considerate elezioni di secondo ordine, le amministrative 2011 assumono un particolare rilievo nell’attuale contesto politico, principalmente per due ordini di motivi. Innanzitutto sono il primo test elettorale dopo la scissione dei futuristi finiani dal Pdl, la prima occasione utile per capire chi, in fin dei conti, ha avuto la meglio nel lacerante scontro politico-istituzionale consumato negli ultimi mesi tra Presidente del Consiglio e Presidente della Camera. In secondo luogo, si tratta dell’ultima importante tornata elettorale lungo il cammino che ci porterà alle politiche del 2013 (sempre che la legislatura arrivi fino in fondo). E’ dunque l’ultima occasione di rilievo per sondare lo stato di salute del governo (dopo gli scandali che hanno colpito il Premier e i malumori della Lega) e delle opposizioni (al plurale, perché ancora senza un’idea precisa su leader e programma).


A pochi giorni dal voto, nel tentativo di prevedere l’esito della consultazione almeno nei comuni principali (Milano in primis, giudicato come vero crocevia per il futuro del governo), alcuni blogger e opinionisti politici stanno aggirando il divieto di pubblicazione di sondaggi presentando le quote di presunte “corse clandestine”, geniale escamotage dietro il quale si celano le ultime percentuali sondate sui “candidati–fantini” delle grandi città (per farsi un’idea, www.polisblog.it/post/10344/amministrative-2011-niente-sondaggi-ma-corse-clandestine ). Questi dati prefigurano una situazione di grande incertezza e un possibile aumento del numero di competizioni cittadine che saranno risolte solo al secondo turno di ballottaggio. Per capire il perché è necessario dare uno sguardo agli unici elementi certi di cui siamo a conoscenza prima che si aprano le urne: liste, candidati e coalizioni, ovvero l’offerta elettorale.


Il 15 e 16 maggio (2 settimane dopo in Sicilia) si voterà in 146 comuni con oltre 15000 abitanti, fra i quali 30 comuni capoluogo. Focalizzando l’attenzione su questi ultimi e comparando l’offerta politica odierna con quella delle precedenti comunali del 2006, emergono alcuni dati di grande interesse. In primo luogo si assiste alla proliferazione del numero di candidati-sindaco e di liste: gli aspiranti alla carica di primo cittadino passano, nei 30 comuni capoluogo, dai 5,5 agli 8 di media, mentre le liste in corsa da 19 a 21,6.  Emerge dunque una crescente frammentazione del quadro politico che si accompagna ad una forte tendenza verso la destrutturazione della competizione bipolare, messa in crisi dalla nascita del Terzo Polo e dal moltiplicarsi di liste civiche o protestatarie (come il Movimento 5 stelle), comunque estranee ai due blocchi principali. I dati fotografano bene quanto appena detto: nonostante l’aumento di candidati e di liste totali, il numero medio di quelle a sostegno delle due coalizioni resta sostanzialmente stabile per il centrodestra (da 6 a 6,4), mentre diminuisce sensibilmente per il centrosinistra (da 8 a 5,9). In totale la proporzione di liste che sostengono i due candidati principali (quelli collegati a Pd e Pdl) scende dal 73,2% al 57%[1]. Questo significa che le liste estranee ai due poli sono il 43% del totale, con una media di 9,3 per comune (nel 2006 la media era solo di 5, ma bisogna considerare che quelle di 5 anni fa furono elezioni eccezionalmente “bipolari”: era l’anno delle politiche e dello scontro Prodi-Berlusconi con le rispettive macro-coalizioni di Unione e Cdl).


Scendendo più nel dettaglio delle alleanze, un elemento salta subito agli occhi: l’estrema variabilità delle coalizioni, che solo in 8 comuni su 30 (Milano, Torino, Napoli, Bologna, Varese, Arezzo , Siena, Barletta e Benevento) rispettano lo standard espresso dall’attuale quadro politico nazionale, che vede un centrodestra con Pdl, Lega e La Destra, un centrosinistra con Pd, Idv e Sel e un Terzo Polo con Udc e Fli.

Negli altri 22 comuni si registra un’offerta di diverso tipo, sintomo di una situazione politica estremamente fluida e in via di ridefinizione dopo il terremoto semplificante delle politiche del 2008. Il centrodestra è senza dubbio la coalizione più compatta, elemento che potrà giocare un ruolo determinante sul risultato finale: solo a Trieste la Lega presenta un proprio candidato, in competizione con quello del Pdl. Negli altri 29 casi il blocco non subisce defezioni, ma anzi sovente allarga i propri confini a nuove liste (tanto da superare il centrosinistra nel poco invidiabile primato del numero medio di liste a sostegno). Il centrosinistra è invece compatto solo in 20 comuni su 30: in 4 casi (Napoli, Salerno, Novara e Carbonia) l’Italia dei Valori corre da sola, in 2 (Rimini e Grosseto) è Sinistra e libertà a defezionare, mentre in altre 4 città (Reggio Calabria, Cosenza, Rovigo, Pordenone) i partiti di Di Pietro e Vendola sono alleati in contrapposizione al Pd e al suo candidato. Ma è nel Terzo Polo che si registrano le divisioni più consistenti: questa nuova aggregazione che riunisce l’Udc di Casini, il Fli di Fini, l’Api di Rutelli e l’Mpa di Lombardo, nata con le più ambiziose aspettative, sembra essere già in crisi prima che le urne emettano il loro responso. Il nuovo polo, infatti, “esiste” solo in 12 comuni su 30, appena il 40% dei casi. In particolare è l’Udc a dissociarsi: mentre Fli, laddove presenta una propria lista, corre sempre da sola (tranne a Fermo e a Ragusa in cui è alleata del centrodestra), il partito di Casini sperimenta alleanze variabili. A Grosseto e Savona è in coalizione con il centrosinistra, invece nel Centro-Sud rimane fedele alla vecchia alleanza con Berlusconi. In 11 dei 14 capoluoghi del Mezzogiorno al voto (Latina, Caserta, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Catanzaro, Carbonia, Iglesias, Olbia, Cagliari, Ragusa) lo scudocrociato è alleato con il Pdl. Inoltre, in 4 città (Trieste, Rovigo, Ravenna e Rimini) Fli e Udc arrivano al paradosso di presentare due candidati in concorrenza fra loro e in contrapposizione ad entrambi i poli.

Il 15 e 16 maggio sapremo chi vincerà, eppure, già adesso, possiamo prevedere chi non potrà vincere.


[1] Dati analoghi (aumento dei candidati e delle liste non collegate ai due blocchi) si riscontrano anche nell’offerta delle elezioni provinciali.

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