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Progetto “Una legge sui partiti”

Una legge sui partiti conviene a tutti

(…) Non è più rimandabile la discussione di una legge sui partiti. Se poi la domanda è perché l’argomento dovrebbe interessare i cittadini, basterebbe rispondere che senza buone norme è difficile che ci siano buoni partiti, e senza buoni partiti non possono esserci buone politiche.
Del resto, altri soggetti di diritto privato, tra cui le fondazioni, per ottenere la personalità giuridica devono presentare apposita domanda e seguire un complesso iter burocratico, solo al termine del quale possono, eventualmente, essere iscritti nel Registro delle persone giuridiche istituito presso le Prefetture. Non si capisce perché, allora, ciò non debba valere anche per i partiti, che, da un lato, svolgono un importante compito pubblico, e, dall’altro, beneficiano di quote considerevoli di finanziamento statale.

Va da sé che non è semplice stabilire il limite oltre il quale l’intervento del legislatore nell’organizzazione interna dei partiti rischia di limitarne l’autonomia, con possibili conseguenze indirette anche sulla identità ideologica degli stessi. Questo, però, non può incidere sul diritto dei cittadini di pretendere che i denari pubblici vengano assegnati soltanto a quelle associazioni di persone che, rispondendo ai requisiti stabiliti per legge, possano essere definite partiti.

Naturalmente, sarebbe un’ingenuità immaginare che l’eventuale legge attuativa dell’art. 49 possa essere la soluzione ad ogni degenerazione del sistema partitico. Statuti e Regole non possono, di per sé, assicurare partiti migliori, o più “morali”. Tuttavia, imponendo il rispetto di determinati vincoli, il legislatore potrà ottenere almeno due risultati. Da un lato, vigilare sulla democraticità dei partiti, con ciò favorendo quella partecipazione politica dei cittadini incoraggiata dalla Costituzione. Dall’altro, contribuire ad aumentare la trasparenza nella gestione dei partiti, subordinando la concessione dei rimborsi elettorali e di qualsiasi altra forma di finanziamento pubblico al rispetto dei vincoli legislativi.

Non dovrà trattarsi di un obbligo: un‘ipotesi sul campo, che condividiamo, è che i partiti debbano poter scegliere se sottostare o meno alla disposizione del legislatore, consapevoli, però, che condiziona il diritto di usufruire di risorse pubbliche.
La ricerca prevede l’analisi comparata di quanto avviene, sul tema, nelle principali democrazie occidentali; la ricostruzione delle proposte legislative succedutesi nel tempo e del loro esito parlamentare; gli eventuali progetti di legge attualmente in esame presso una delle due Camere.

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