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Napoli

NAPOLI
Il capoluogo campano ha il suo score più alto (72) nell’area servizi, il più basso nell’area appalti (5) e in quella del bilancio (27).
Negli appalti lo score si spiega con la non valutabilità di 4 indicatori su 6: il file xml che contiene i dati relativi alle aggiudicazioni degli appalti è stato inviato ad ANAC ma con esito “fallito”. Al di là di ciò, il file mostra, in positivo, una bassa ricorrenza degli aggiudicatari negli affidamenti diretti e, in negativo, un’alta percentuale di appalti assegnati con affidamento diretto (77%), e pertanto senza ricorso a gara.
Bassa risulta l’adempienza agli obblighi di monitoraggio delle opere pubbliche, e dunque negativa. Ancor più negativo è l’indice di tempestività dei pagamenti: pagando i fornitori con 396 giorni oltre la data di scadenza delle fatture, Napoli si colloca all’ultimo posto dei 109 Comuni capoluogo.
Dall’analisi degli indicatori di bilancio, Napoli risulta sopra media per pressione finanziaria p.c., con una bassa capacità sia di riscossione che di spesa. Alta, invece, e dunque negativa, la rigidità di spesa, soprattutto a causa di un alto livello di indebitamento p.c., che sfiora i 2.800 euro p.c., venendo subito dopo Torino e Roma in coda al ranking. Su questo Napoli sembra scontare la cattiva gestione delle aziende partecipate che, negli anni, hanno accumulato debiti che poi sono stati consolidati nel bilancio del Comune.
Nell’area servizi Napoli risalta positivamente per una buona rendicontazione del numero dei servizi erogati e dei relativi tempi di erogazione. Alta anche l’offerta di servizi online.
Decisamente da migliorare, nell’area governance, l’offerta di open data.
Da valutare negativamente è il ritardo nella pubblicazione di quello che è il documento fondamentale per valutare il funzionamento di un’Amministrazione Pubblica, quale la Relazione della Performance. Sotto la media dei 109 Comuni capoluogo è la percentuale del raggiungimento degli obiettivi, inferiore al 73%.
Positivo, invece, è il saldo delle locazioni attive e passive del patrimonio immobiliare pubblico: ciò significa che ogni napoletano guadagna 9 euro dalla gestione virtuosa di quel patrimonio.
Relativamente all’area personale, Napoli vanta una bassa incidenza della spesa per il personale sulla spesa corrente: poco più del 22% a fronte del 34% di Torino e del 32% di Bologna e Varese.
Alta, invece, l’età media del personale, che supera i 56 anni.
Napoli non è trasparente sui premi al personale: nonostante che sia un obbligo di legge pubblicare le relative informazioni sul sito web, non è stato possibile stabilire l’importo erogato su quello stanziate per i premi né il loro grado di differenziazione.

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