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Un anno dopo l’articolo 24 dello Sblocca Italia

A più di un anno dalla approvazione, la pratica dell’art.24  (L. 164/2014) maggiormente utilizzata è quella del cosiddetto “baratto amministrativo”:
uno scambio tra amministrazione comunale e cittadino, con la concessione di una riduzione o esenzione di tributi in cambio di interventi di pubblica utilità. Ma l’art.24 non parla solo di baratto amministrativo.

Declinarlo unicamente in tal senso vuole dire perdere una parte preziosa di indicazioni che esso fornisce rispetto al ruolo centrale e autonomo dei cittadini nella vita pubblica, indicazioni dovute a un emendamento presentato da Cittadinanzattiva al ddl e approvato prima dalla Commissione, poi dall’Aula di Montecitorio.


La norma, infatti, parla di un’altra forma di partecipazione civica, in continuità con l’Articolo 118 u.c. della Costituzione, facendo riferimento a “progetti presentati da cittadini singoli o associati”, la cui attuazione il comune può favorire proprio per il recupero e riuso di aree e beni immobili inutilizzati, con finalità di interesse generale.

Proprio a questo tema è dedicato il workshop organizzato nell’aprile 2016 da Cittadinanzattiva, grazie alla collaborazione con l’Agenzia del Demanio, a cui hanno partecipato esponenti di decine di amministrazioni pubbliche, e il cui obiettivo è definire linee comuni per favorire l’intervento dei cittadini e permettere omogeneità nell’accesso a queste opportunità su tutto il territorio nazionale.

Fondazione Etica ha aderito e portato il proprio contributo.

Sotto questa luce” ha dichiarato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, “il cittadino diventa il soggetto attivo, proponente, che presenta, per poi attuarli, progetti di riqualificazione del territorio che apportino dei benefici alla collettività e alla comunità locale. È di fatto una traduzione nella realtà dell’art 118, u.c., della Costituzione, che compie nel 2016 15 anni. Un articolo che sottolinea l’importanza dell’autonoma iniziativa civica (la cittadinanza attiva) per l’interesse generale, dunque per la cura dei beni comuni, la tutela dei diritti, e il sostegno ai soggetti più deboli. Sempre secondo l’articolo 118 le istituzioni devono stimolare e favorire questo ruolo dei cittadini”.

E il recupero di edifici pubblici in stato di abbandono per ridestinarli alla collettività va proprio in questa direzione.
Si tratta di un immenso patrimonio immobiliare, in parte svenduto negli ultimi anni per colmare bilanci pubblici ormai vuoti, in parte abbandonato, e ciò, paradossalmente, a fronte della costruzione di nuovi edifici, della cementificazione del territorio, del sempre maggiore consumo di suolo.
Sotto quest’aspetto, l’articolo 24 rappresenta una importante opportunità per realizzare un nuovo modello di democrazia in cui i cittadini, insieme alle istituzioni, partecipano al governo delle politiche pubbliche, discutono, decidono, trovano soluzioni e le attuano.

“Il workshop”, ha quindi concluso Gaudioso, “rappresenta un momento di confronto tra amministrazioni comunali, organizzazioni civiche ed esperti, in cui abbiamo potuto condividere tra pari riflessioni, opportunità, esperienze, percorsi. Non volevamo e non vogliamo cadere nel tranello degli annunci, ma dare vita a opportunità vere, visibili e misurabili, inaugurando un nuovo modo di fare cittadinanza attraverso una alleanza fattiva tra cittadini e istituzioni.”.


L’art.24 della L. 164/2014 stabilisce che
“i comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. L’esenzione è concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario dell’attività posta in essere. Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute”.

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