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Cosa sta dietro l’abolizione della Tasi

para euroNella Legge di Stabilità approvata a fine dicembre una delle principali e più attese novità è senz’altro l’abolizione della Tasi sulla prima casa, che impatta quasi sull’80% delle famiglie italiane, tante sono quelle che risultano avere un’abitazione di proprietà.

Il giudizio andrebbe formulato sull’intero pacchetto fiscale, che prevede interventi anche su lavoro e imprese, ma, soffermandosi qui sul tema della tassazione immobiliare, si ricorderà che su di esso in giugno erano pervenute vivaci critiche dalla UE, che ha chiesto all’Italia di trasferire il carico fiscale dai fattori produttivi (capitale e lavoro) su consumi e immobili.

Questo perché una tassazione elevata su immobili e consumi (tramite, ad esempio, l’aumento dell’Iva) faciliterebbe il recupero di competitività, mediante la contrazione della domanda interna: una forma di austerità competitiva, che limiterebbe l’import e ridurrebbe l’inflazione. Gli interventi raccomandati sul fronte della tassazione del lavoro non sarebbero orientati all’aumento dei salari, ma alla riduzione dei prezzi di vendita e ciò permetterebbe un recupero di competitività delle imprese. Tutto per dare una spinta all’export e rimettere in equilibrio la bilancia dei pagamenti con la Germania.

Nel frattempo, la Germania sta accumulando un surplus import-export oltre la soglia europea, fissata al 6%, aumentando la propria competitività grazie a salari stagnanti (debolezza della domanda interna) e a un export molto dinamico. La Germania, negli anni passati, ha venduto ai Paesi del Sud-Europa che si sono maggiormente indebitati. Per aggiustare i conti, i Paesi in deficit hanno dovuto recuperare competitività e ridimensionare gli standard di vita, generando deflazione e riduzione della domanda, che, però, non sono state compensate, come atteso, da politiche espansive nei Paesi in surplus, come la Germania.

Non potendo più agire sulla leva del cambio per incrementare le esportazioni e mantenere in positivo il saldo import-export, si favorisce l’export sacrificando la domanda interna.

Un’asimmetria tra Germania e altri Paesi, in un’area – l’Europa – che dichiara di volersi unificare ma che, nei fatti, poco fa in tal senso, se non raccomandare a Paesi, come nel caso italiano, interventi a ciò finalizzati.

Considerato che la casa è il bene principale degli Italiani, le raccomandazioni EU all’Italia (inascoltate dall’attuale Governo) vanno lette nella logica sopra descritta.

Quindi, da un lato, è bene non aver seguito le raccomandazioni EU, ma è stato come agire sugli effetti senza lavorare sulla causa: la constatazione che l’Europa ancora non esiste, a dispetto del costo che l’istituzione ha comportato.

Ancora una volta, dunque, è l’Europa politica il lavoro da portare a termine con la massima priorità.

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