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Bicameralismo corretto, istruzioni per l’uso

Nei lavori costituenti fu elaborato un certo sistema parlamentare bicamerale perfetto con l’intento di porre un freno al governo autocratico manifestatosi a pieno in epoca statutaria “liberale”. Mi riferisco alla soluzione norvegese corretta intuita da Tosato e Mortati e sostenuta da Ruini e Perassi, per affrancare il Parlamento dal ricatto governativo della questione di fiducia posta sul merito della legislazione: mettere nelle mani del Parlamento a Camere riunite il nesso fiduciario, separandolo dalla funzione legislativa, svolta disgiuntamente da Camere pari ordinate. Già nella discussione presso la Commissione dei settantacinque tale intuizione fu osteggiata, e venne definitivamente sfigurata in Assemblea. Successivamente, anche grazie alle solenni celebrazioni per l’approvazione della Costituzione, il mondo politico tenne nell’ombra tale rimozione, e la dottrina fece calare il sipario sulla stessa posizione del problema. Quindi, via via nei decenni, si andò parlando del moncone approvato, sottacendone l’origine, fino al momento in cui nessuno, anche in buona fede, fu più in grado di spiegarne la genesi, gli scopi frustrati e disattesi. Anzi, la moltitudine andò (e va) dicendo che tale moncherino rappresenti l’apoteosi dell’onnipotenza del Parlamento, causa prima di tutti i problemi politici, istituzionali, ed altro, italiani.

E siamo all’oggi. La politica italiana e, quindi, la dottrina italiana del diritto costituzionale, vivono di mode: ora va il monocameralismo tendenziale ed il presidenzialismo (ed appena ieri andava lo scrutinio maggioritario applicato al collegio uninominale). E perciò moda sia: si prova a confezionare un abito alla forma di governo più alla moda, ma con l’intento di dare una risposta (seppure parziale) a quella esigenza motore primo del bicameralismo perfetto (e ad altre esigenze corollarie). Beninteso, ed anticipo le conclusioni, al fine di dimostrare la massima purezza, efficienza e nitore della soluzione norvegese corretta, rispetto a qualunque soluzione modernista, inclusa la seguente.

Altrimenti, come i greci che, dimentichi della loro ascendenza baltica, da un certo punto in poi credettero veramente che il Peloponnesso (letteralmente “Isola di Pelope”) fosse sin dall’origine la “penisola” dell’Egeo che i loro avi avevano così ribattezzato, così gli italiani, dimentichi della amputazione al bicameralismo perfetto perpetrata in Costituente, finiranno per buttarlo a mare, consegnando tutto il potere politico (cioè sia la funzione legislativa sia quella di governo) nelle mani dell’unico organo esecutivo.

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