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Nuove regole per il finanziamento dei partiti

Sì di Franceschini e Casini al patto-trasparenza

di Carmelo Lopapa (La Repubblica, 08 aprile 2009)

ROMA – Finanziamento pubblico solo a quelle forze politiche che avranno regole interne realmente democratiche. E una legge – la prima in Italia – che detti regole e criteri in quella nebulosa che è nel nostro paese il sistema dei partiti, di fatto lasciati alla discrezionalità dei loro leader sempre più carismatici e plenipotenziari. Sigle nel limbo, tra diritto pubblico e privato. L’ opposizione in Parlamento costruisce un asse per imprimere la svolta. I leader Pd, Dario Franceschini, e Udc, Pier Ferdinando Casini, se ne fanno carico, accogliendo l’ appello lanciato dalla Fondazione Etica presieduta da Gregorio Gitti. Nessun attacco populistico al ruolo «fondamentale» dei partiti, sottolineano tutti al convegno tenuto ieri con giuristi e tecnici. Tanto meno si mettono in discussione i finanziamenti. «Anche perché in Italia viviamo l’ anomalia di un presidente del Consiglio che detiene gran parte del sistema dell’ informazione – ricorda Casini – Guaia un Paese in cui possa fare politica solo chi ha i soldi. Ecco perché non si tocca la “par condicio”». Casini – che ancora si stupisce di quanto poco o nulla i colleghi dichiarino per spese elettorali da 25 anni a questa parte – dice sì alla legge che dia attuazione al generico articolo 49 della Costituzione. E così anche Franceschini, «ora che le forze politiche riacquistano identità, dopo gli anni delle coalizioni indistinte, sebbene siano poco più che organizzazioni di volontariato: occorre una legge quadro che fissi criteri rigorosi per accedere ai finanziamenti». Criteri quali regole democratiche per la scelta del leader e dei dirigenti, per la rappresentanza di genere, per la trasparenza nelle iscrizioni e nella gestione dei fondi. Poi, certo, il tesoriere Pd Mauro Agostini racconta della campagna elettorale 2008 «senza un soldo: grazie ai contributi da 25 euro di 38 mila italiani con bollettini postali abbiamo raccolto 1 milione e altri 750 mila euro con cene e altro. Sia chiaro, se si chiudono i rubinetti a rimetterci, tra noi e il ricco Pdl, saremo noi». Ma un cambio di registro è necessario, insiste Gregorio Gitti, «perché oggi Pdl, Pd e Idv sono partiti a impronta leaderisticocarismatica, la Lega è quasi una fondazione: bisogna garantire una competizione interna, non solo esterna». Il motto è «conviene ai cittadini, conviene ai partiti». Quale sia la situazione italiana poi l’ ha illustrato con slades e tabelle Valentino Larcinese della London School of Economics. Il rapporto tra indennità dei parlamentari e reddito pro capite qui ha superato la soglia di 6 a 1 (in Francia, Germania e Usa è circa 3 a 1). Anche perché gli 11 mila euro di reddito (esclusi rimborsi e diarie) non hanno pari altrove. I partiti incassano 200 milioni l’ anno di rimborsi, laddove in Germania (paese che segue) sono 133 e in Francia 73. Per non dire dei contributi privati: in Italia nessun limite e l’ obbligo di dichiararli solo oltre i 50 mila euro, oltre i 10 mila in Germania, ancora meno altrove.

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