Open/Close Menu

La fiducia degli sfiduciati

Autore:

images

Le elezioni europee hanno segnato una svolta importante in Italia, come in altri Paesi europei. Solo di segno opposto. Mentre in Gran Bretagna o in Francia la svolta è stata tutta in direzione euroscettica, in Italia è stata pressoché al contrario: a vincere – e anzi, stravincere- è stato forse il più convinto partito europeista italiano, oltretutto nel difficile ruolo di governo, il Partito Democratico.

Non va trascurato, d’altro canto, il dato raggiunto anche dai partiti critici verso l’attuale modello di Europa – segnatamente Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Fratelli d’Italia – che, insieme, hanno raggiunto i voti del Pd: è un dato di cui dovrà tener conto anche chi ha vinto.

Che – va detto con chiarezza – non è il Pd, ma Renzi. Neanche la squadra di Renzi, ma proprio lui e quello che lui rappresenta. Si lasci stare la gara delle preferenze tra le cinque capolista: negli ultimi mesi il segretario/premier le ha mandate in tv a ripetizione. Nessuna Bonafè o Picierno o Moretti avrebbe potuto raccogliere così tanti voti solo in qualità di parlamentare. Quanto alla Mosca, su di lei si sono concentrate le preferenze di tutti i lettiani della sua circoscrizione.

I voti sono tutti per lui, il premier, che da ora in poi non potrà più essere considerato un “nominato”, l’usurpatore che solo qualche mese fa cacciò Letta con una manovra di palazzo degna della vecchia politica. Nessuno, nemmeno Renzi, poteva ragionevolmente sperare di superare la soglia, già altissima, del 40%. Invece, nell’Italia che premiò Berlusconi per il taglio dell’Ici gli 80 euro in busta paga hanno avuto effetto. Così come l’hanno avuto le continue ospitate in tv: Renzi è stato ovunque, a qualunque ora e su qualunque canale, tanto che al confronto la potenza mediatica dell’ex-cavaliere è sembrata inconsistente. Da abilissimo comunicatore, Renzi ha capito che i cinguettii su twitter non potevano bastare e allora ha riempito, lui da solo, ogni spazio, dalla tv alle piazze, senza trascurarne nessuna.

Ma la vittoria del giovane premier non è dovuta solo alla sua abilità mediatica e demagogica: Renzi è stato votato per la volontà di cambiamento che rappresenta. Sicuramente, la sua età e la sua irruenza facilitano il messaggio di rottura e la risposta che ha ricevuto è stata nettissima: agli Italiani, oggi, va bene tutto, anche il Pd, persino quello con la scritta Partito socialista europeo sotto, purché si presenti con un leader capace di fare le riforme di cui il Paese ha bisogno per risollevarsi. Da questo punto di vista, Renzi ha vinto perché risponde a quel bisogno di cambiamento, ma anche di stabilità: per questo Grillo non ha sfondato, pur tenendo una posizione invidiabile da tutti gli altri partiti della scena politica italiana.

Senza unirsi ai cori di osannanti che da oggi in poi si leveranno dai media – e non solo da lì – Renzi ha saputo compiere un vero miracolo politico: ottenere la fiducia di un popolo sfiduciato. Una fiducia pressoché in bianco, dato che al momento delle tante riforme annunciate si è visto solo l’avvio, talora persino stentato.

Ci auguriamo tutti sinceramente che quella fiducia Renzi sappia usarla al meglio, senza farsi appesantire dalla vecchia guardia del suo partito, che, pure silente, ancora conta e che, senza farsi troppo notare, ha imposto nomi anche nelle liste della vittoria europea, oltre ad avere ancora la maggioranza nel Parlamento italiano.

© 2013 Fondazione Etica.
Top