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I difficili risultati attesi nella finanza a lungo termine europea

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A fine marzo la Commissione Europea ha adottato un pacchetto di misure atte a favorire i finanziamenti a lungo termine, quel segmento del credito che:

  • è caratterizzato da scadenze di lungo periodo,
  • finanzia attività produttive e infrastrutture,
  • nasce da investitori che, in qualche modo, sono “coinvolti” con le aziende finanziate dal momento che accettano il vincolo di una scadenza protratta nel tempo.

Già a marzo 2013 la Commissione aveva aperto il dibattito tramite il “Libro Verde sul finanziamento a lungo termine dell’economia europea”, ma il tema sembra essere rimasto ancora circoscritto a pochi addetti ai lavori.

In Europa il finanziamento dell’economia reale dipende molto dal credito bancario (due terzi contro un terzo negli Usa). Ma, come ricorda la stessa Commissione UE “(…) non è certo che le banche commerciali torneranno a detenere ai livelli del passato attività a lungo termine fino a scadenza”. Il processo di deleveraging in corso nel sistema bancario – a sua volta indotto dai nuovi vincoli normativi europei – si traduce semplicemente in una scarsità relativa di fondi per l’economia reale.

“L’Europa ha un grande bisogno di investimenti a lungo termine, essenziali per favorire la crescita sostenibile”, ma “(…) la crisi finanziaria ha ridotto la capacità del settore finanziario europeo di incanalare i risparmi verso gli investimenti a lungo termine” (Libro Verde EU, giugno 2013).

Le azioni, annunciate nei recenti provvedimenti, su cui la Commissione intende lavorare sono finalizzate a:

  1. mobilizzare le risorse private a favore dei finanziamenti a lungo termine,
  2. migliorare l’utilizzo dei fondi pubblici,
  3. sviluppare il capital market europeo,
  4. migliorare l’accesso al credito delle PMI,
  5. portare la finanza privata verso le opere infrastrutturali,
  6. rafforzare un ampio quadro giuridico-regolamentare per la finanza “sostenibile”.

In particolare, riguardo alle “infrastrutture” è chiaro che esse facilitano la produttività delle imprese, rende sostenibile la crescita e agevola le connessioni tra i diversi mercati di sbocco o di approvvigionamento. La strategia del programma Europa 2020 prevede, per questo, significativi investimenti:, circa 1.000 miliardi da qui al 2020 per investimenti in trasporti, energia e infrastrutture per le telecomunicazioni (Connecting Europe Facility).

In merito agli interventi che la Commissione Europea intende assumere, alcuni risultano di particolare interesse.

Mercato delle cartolarizzazioni. Per molto tempo è stata un’importante fonte di approvvigionamento: la cartolarizzazione permette alle banche di rifinanziare i crediti trasferendoli a veicoli giuridici e convertendoli in obbligazioni attraenti per gli investitori. Per questi ultimi, si apre la possibilità di investire in attività altrimenti precluse, quali i crediti rivenienti da impieghi in PMI o mutui. Il meccanismo è semplice, ma le pratiche aggressive che si erano diffuse prima della crisi 2007/2008 hanno generato strutture eccessivamente rischiose con conseguenze negative per l’intero mercato. Attualmente si assiste ad un lento ritorno degli investitori e il lavoro della Commissione sarà volto a identificare criteri di comunicazione e trasparenza per distinguere chiaramente i casi coinvolti nella crisi di sei anni fa così da limitarne la diffusione. Un maggiore ricorso a questo strumento, con le appropriate forme di controllo e mitigazione del rischio, svolgerà un ruolo molto importante nel prossimo sentiero di crescita.

Miglioramenti nel mercato delle obbligazioni corporate. Il ciclo di vita dell’impresa e la sua naturale evoluzione conduce la PMI a ricorrere, in successione, a diverse combinazioni di capitali: dal debito bancario, ai venture capitalist e ai fondi di private equity per terminare, nella fase evoluta, con il mercato dei capitali. I problemi da affrontare in quest’ambito sono molteplici e ben noti al nostro Paese: cronica sottocapitalizzazione e dipendenza dal credito bancario, dimensione piccola e piccolissima, assenza di alternative al credito dalle banche. Accompagnare la PMI in un percorso di crescita significa affrontare gap concernenti sia la struttura finanziaria del Paese sia la cultura finanziaria dell’impresa. Il programma ELITE sviluppato da Borsa Italia – una piattaforma di servizi integrati che affiancano l’impresa nel percorso di crescita – è di sicuro interesse, ma richiede tempi lunghi perché i risultati siano tangibili. Più recentemente, il decreto Destinazione Italia, seguendo il percorso avviato dal decreto Sviluppo Italia, ha rimosso alcuni disincentivi fiscali e civilistici all’emissione di minibond e di cambiali finanziarie da parte di imprese non quotate; anche in questo caso i risultati sono ancora limitati, ma è una questione di tempo. Stiamo parlando di cambiamenti culturali, non solo finanziari: è necessario procedere su questa strada, senza attendere ragguardevoli risultati nel breve.

Crowdfunding. Questo termine si riferisce, genericamente, a una pubblica richiesta di capitale finalizzata ad uno specifico progetto. Stime per il 2013 parlano, in Europa, di una raccolta per circa 1 miliardo, che è una cifra marginale se confrontata con l’attività creditizia bancaria (circa 6.000 miliardi nel 2011), è invece significativa se paragonata al venture capital (7 miliardi nel 2012). Esiste un grande potenziale per il finanziamento di iniziative, specialmente nel caso di progetti innovativi, culturali, o di interesse sociale, che incontrerebbero serie difficoltà ad ottenere forme di finanziamento tradizionali. Sussistono, però, ancora dubbi e incertezze: innanzitutto, manca un’adeguata consapevolezza e comprensione da parte dei potenziali investitori; la regolamentazione, molto eterogenea tra i diversi Paesi, è abbastanza recente in Italia e richiederà ulteriori affinamenti;  l’evoluzione normativa favorirà lo sviluppo di best practice e di “marchi di qualità”, ma non ci attendiamo, anche in questo caso, volumi significativi nel breve periodo.

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