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Candidature europe: l’irrisistible tentazione del casting

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Non era bastato il casting di Veltroni sette anni fa: ora anche quello di Renzi comincia a diventare una pietanza politica veramente indigesta agli elettori democratici. Per carità, non sia mai che ci lamentiamo delle cinque capolista donne alle prossime elezioni politiche, e tanto meno del fatto che siano per lo più giovani e telegeniche. Il dubbio che viene è sul perché candidare quattro donne su cinque che già siedono nel Parlamento italiano. Possibile che neanche dell’era renziana nessuno si candidi mai a una carica sola, o almeno a una per volta? Delle due una: o le quattro capilista lasceranno il seggio nazionale, così tradendo chi le aveva votate, oppure si dimetteranno dal  Parlamento europeo. Pare di capire che le liste cominceranno ancora una volta dal candidato numero 2, quello che, presumibilmente si vuol far passare nelle urne nascosto dall’ombra di candidate migliori solo dal punto di vista del marketing elettorale. Per non parlare della candidatura offerta all’immancabile calciatore o al caso umano del momento (l’avvocato sfregiata in volto). Per essere alla sua prima prova da leader ci saremmo aspettati qualcosa di più. Per esempio, cominciare a schierare una classe politica diffusa, degna di questo nome.

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