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L’euro non è un totem

Autore:

eurobig

… neppure per chi crede all’Europa

Tocca essere d’accordo, stavolta, con Vittorio Sgarbi: essere critici verso l’euro non vuol dire affatto essere anti-europeisti. Del resto, su 28 Paesi membri dell’Unione europea, 10 non hanno aderito all’unione monetaria: tra essi ci sono Gran Bretagna, Danimarca e Norvegia. E questo è un dato che un significato non può non averlo, nonostante che si faccia di tutto per non ricordarlo all’opinione pubblica italiana.
La mistificazione dei fatti, tuttavia, non serve a risolvere i problemi dell’Unione Europea, che, anche se ignorati o sminuiti, finiranno comunque per scoppiare. Come dimostra la recente affermazione del Front National di Marie Le Pen in Francia o, prima ancora, dei 5 Stelle in Italia.
Certo, si può scegliere di continuare a gridare al disfattismo ogni critica all’Europa o bollare come populista la contrarietà all’euro, ma non sarà così che potrà essere evitato un pericoloso deragliamento del futuro della U.E..
Serve, piuttosto, un’immediata inversione innanzitutto nell’atteggiamento dei Governi europei, che responsabilmente e lealmente ammettano con le rispettiva popolazioni i limiti e gli errori nel processo di unione. E senza più negare che l’introduzione l’euro sia stata tutt’altro che indolore per i cittadini dei Paesi aderenti, si adoperino prontamente perché questo stato di sofferenza economica e sociale non perduri.
Le soluzioni e le possibili alternative si discuteranno e medieranno domani, ma oggi il primo passo dovrebbe essere dire no a questa Europa e sì a più Europa, mettendo mano al tema dell’euro, da considerare un semplice strumento verso l’unione economica, oltre che monetaria, e non un totem intoccabile.

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