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Un sacrificio inutile

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Che fine ha fatto l’asse di ferro tra il capo dello Stato e l’ormai ex premier, un asse talmente forte da far digerire al Paese anche la discutibile blindatura della ministra della Giustizia solo qualche settimana fa? Per quanto si faccia finta di non saperlo, in una sorta di “ipocrisia” generalizzata, Letta oggi paga per tutti, anche per quella forzatura venuta da altrove, sulla ministra come su altre questioni. Se un errore c’è stato nel Governo Letta, è stato nella sua nascita ed è da imputare a tutti quelli che vi hanno partecipato e ancor più a quelli che lo hanno sostenuto. Anche all’esterno dei palazzi romani.

Non era difficile prevedere che in Italia le larghe intese alla tedesca non sarebbero state realizzabili: non con un Parlamento fatto di persone talora mediocri o spesso sprovviste delle necessarie doti politiche che sedere su quei banchi comporta. Perché ora questo coro di condanna tardivo? Suona persino beffardo a quanti, semplici cittadini, è stato chiaro sin dall’inizio quale sarebbe l’esito dei continui veti incrociati, ora sull’Imu, ora sulla legge elettorale : avrebbero logorato anche il più intraprendente ed energico dei premier.

Letta avrebbe potuto sfilarsi prima, certo, ma è difficile credere che avrebbe potuto decidere in autonomia, una volta entrato in quel gioco in cui far saltare una pedina può significare farle saltare tutte.

Non va trascurato un dato: Letta non ha mai avuto la maggioranza nel suo partito. Alle primarie che lo videro correre per segretario, superò di poco il 10%. Né ha mai avuto un forte consenso popolare, dato che alle primarie del 2007, alle quali corse, potevano votare anche i non iscritti al Pd, proprio come lo scorso dicembre alle primarie che hanno incoronato Renzi. Se da allora le quotazioni del pupillo di Andreatta sono aumentate negli ambienti che contano è principalmente per le relazioni che da sempre sa intrattenere. Quelle stesse che ora lo hanno sacrificato.

Da uomo dei delicati equilibri è diventato improvvisamente uomo delle mille colpe, e si è trovato intorno il vuoto. Sa bene che la sua uscita di scena non cambierà i numeri in Parlamento e che questo sarà presto evidente a tutti: anche così il tempo saprà lenirà la sua amarezza. Letta non è uomo da impennate e aspetterà che, in un modo o nell’altro, venga compensato del sacrificio inutile che gli è stato chiesto. Non ora, ma dieci mesi fa.

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