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Lo sport non è (solo) un gioco

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Lo sport ha un valore educativo e sociale importantissimo, che oggi sembra essersi smarrito e che va, invece, recuperato a cominciare dai comportamenti individuali. La proposta di Codice Etico che segue è stata elaborato da Franco Fanelli, responsabile di Libertà e Giustizia a Grosseto, che ne sta curando la diffusione presso organismi quali il Coni e anche nelle scuole in accordo con le istituzioni locali.
Riteniamo che il Codice sia un valido esempio di cittadinanza attiva, che ci vede fortemente coinvolti nel contruibire alla sua affermazione quanto più ampia possibile, nella speranza che ognuno dei nostri lettori possa, a sua volta, farsene protavoce presso altri (in primis, le società sportive presso cui si allenano i nostri figli).

CODICE ETICO

Premessa

– Perché il Codice Etico ?
Per rendere noto, in maniera ufficiale, i comportamenti che sono auspicati e richiesti a tutti coloro che prendono parte, indirettamente o direttamente, all’attività della Società, nelle relazioni interne ed esterne.
Rappresenta il principale mezzo di diffusione della cultura etico – sportiva in base alla quale sono state individuate le regole ritenute indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi educativi, non solo sportivi, ai quali la Società aspira.
Si tratta di un documento redatto secondo le direttive emanate dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano ( Coni ) nel 2012, che tiene conto anche della “ Carta dei diritti dei bambini “ ( New York 1989 ) e della “ Carta dei diritti dei ragazzi nello Sport “ ( Ginevra 1992 ).
Dovendo aggregare più persone, naturalmente diverse tra loro, la Società intende fissare i presupposti della convivenza, con regole di condotta ispirate a valori e principi universalmente riconosciuti. Non come la Società è, ma come vorrebbe essere: la visione ideale di una “ identità desiderata “, che ci auguriamo sia capace di dare a tutti, forte e sentita motivazione ad agire per realizzarla.

– A chi è destinato ?
A tutti: dirigenti, accompagnatori, tecnici, collaboratori, giocatori e loro genitori. Il Codice Etico sarà efficace soltanto se i destinatari, nel sootoscriverlo, saranno disposti, a condividerne i principi e le finalità, impegnandosi ad osservarne le disposizioni, a contribuire alla loro applicazione, nonché ad assumersi le responsabilità conseguenti alla loro eventuale violazione.
Siamo convinti che solo regole, riconosciute e rispettate da tutti, possano unire davvero le persone e trasformare tanti “io “ in un “ noi “, condiviso e sentito. L’impegno e la determinazione di ciascuno a far rispettare, in ogni momento, quelle regole, costituiscono la precondizione per l’esistenza stessa della nostra Società. Eventuali trasgressioni o inadempienze non saranno tollerate. L’ignoranza del Codice Etico non può essere invocata a nessun effetto.

La Società
La Società non persegue solo il risultato sportivo ma intende svolgere compiutamente il ruolo educativo nella formazione dei ragazzi che la corretta pratica sportiva consente. Opera nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico e sportivo vigente e uniforma le proprie azioni ai principi di lealtà, onestà, correttezza e trasparenza.
La Società si impegna ad adottare tutte le misure dirette a facilitare la conoscenza e l’applicazione delle norme contenute nel Codice Etico, per garantire un’ ordinata e civile convivenza.
In particolare si impegna:
– a diffondere una sana cultura sportiva nella condivisione delle finalità educative, formative e sociali;
– a sostenere iniziative rivolte alla diffusione dello sport valorizzandone i principi etici, umani e il fair play, cioè quel comportamento improntato a correttezza e cortesia nei rapporti da tenere, soprattutto in situazioni sfavorevoli come nel caso di una sconfitta;
– ad astenersi da qualsiasi condotta atta ad arrecare pregiudizio alla salute degli atleti, garantendo altresì che la sicurezza e il benessere psico-fisico assumano un ruolo primario rispetto al successo sportivo;
– a garantire che tutti i soggetti, con responsabilità verso i ragazzi, siano ben qualificati per guidare, formare, educare ed allenare;
– a garantire la necessaria vigilanza sui ragazzi assicurando che le relazioni con e tra gli stessi, si svolgano in maniera ineccepibile sotto il profilo della correttezza morale:
– a evitare comportamenti che in qualsiasi modo determinino o possano determinare incitamento alla violenza o ne costituiscano apologia;
– a promuovere un tifo leale e responsabile:
– a non premiare alcun comportamento sleale;
– ad adottare iniziative di sensibilizzazione per il rispetto degli atleti, delle squadre, e dei loro sostenitori, degli arbitri, delle istituzioni sportive e non;
– ad astenersi da qualsiasi comportamento discriminatorio in relazione alla razza, all’origine etnica o territoriale, al sesso, agli orientamenti sessuali, alla religione, alle opinioni politiche;
– ad astenersi da qualsiasi comportamento che possa essere lesivo dell’immagine, della reputazione o della dignità personale di altri soggetti o di organismi operanti nell’ambito dell’ordinamento sportivo;
– a operare con imparzialità:
– a garantire il costante aggiornamento di tutte le componenti interne con riferimento alle specifiche funzioni affidate;
– a garantire che nessuno possa procurarsi vantaggi personali a danno della Società, in relazione alla attività esercitata;
– a garantire un’ adeguata comunicazione interna, in particolare quella rivolta ai genitori, fornendo loro, con sufficiente anticipo, il calendario e i programmi dettagliati, in particolare in occasione delle trasferte programmate.

I dirigenti
Sono coloro che fanno parte dell’organigramma del vertice della Società: il Presidente, il Vice Presidente, i componenti del Consiglio Direttivo e i responsabili delle eventuali direzioni tecnico – sportive o altro.
Partecipano alle decisioni e assumono, personalmente, la responsabilità relativa all’attuazione delle stesse.
I dirigenti non sono solo responsabili delle decisioni prese al vertice, ma devono farsene fedeli interpreti e attenti esecutori, vigilando che tutto si svolga nel rispetto di quanto previsto.

Gli accompagnatori
Gli accompagnatori hanno un compito particolarmente delicato quando operano nel settore giovanile perché, di fatto si sostituiscono, temporaneamente, ai genitori assumendone, per loro conto, la totale e incondizionata responsabilità dei giovani minorenni.
Gli accompagnatori sono responsabili non solo della loro incolumità complessiva ma anche della loro condotta.
Tutto deve essere quindi accuratamente programmato e niente può essere lasciato all’improvvisazione o al caso.
In occasione delle trasferte dovranno garantire:
– di presentarsi sempre nelle migliori condizioni psico-fisiche possibili per guidare,quando previsto, il mezzo utilizzato per le trasferte. Vigileranno per impedire ai ragazzi quei comportamenti che possono recare a lui disturbo, nell’assolvimento del delicato compito di autista;
– l’accertamento, con metodo idoneo e sicuro, della presenza di tutti i componenti la spedizione prima della partenza e in occasione di ogni altro trasferimento;
– l’accertamento della disponibilità del materiale sportivo e sanitario per il primo soccorso, prima della partenza;
– la programmazione di attività di gruppo nel tempo libero della giornata, con giochi e attività scelte anche dai ragazzi, contenendo così i tempi relativi alla loro esposizione alle tecnologie digitali, che possono arrecare danni ai singoli e impedire quella socializzazione indispensabile per “ fare squadra “;
– il comportamento educato a tavola in occasione dei pasti che i ragazzi dovranno consumare, all’ora stabilita, sempre tutti insieme;
– di accertare che, nel caso di pernottamento, tutti “ spengano le luci “ non oltre l’orario stabilito;
– la compilazione di un sintetico “ diario “ nel quale annotare eventuali cattive condotte da riferire, sempre, agli organi competenti della Società.

I tecnici
Consapevoli della grande responsabilità che loro compete nello svolgimento del proprio ruolo, centrale nel rapporto con i ragazzi, devono garantire, prima di qualsiasi altro aspetto, l’educazione all’etica dello sport e di quei valori che vanno al di là del risultato sportivo e ne costituiscono il fondamento stesso, come : il rispetto – l’impegno – la sportività – l’educazione – la disciplina – la solidarietà.
Il loro atteggiamento deve essere determinato al raggiungimento degli obiettivi programmati, attenti più alla prestazione che al risultato, sempre nel rispetto della dignità di ciascun giocatore, evitando di esagerare con l’aggressività verbale in occasione delle sollecitazioni e delle critiche. Eviteranno altresì atteggiamenti vessatori o esageratamente punitivi.
Dovranno sempre attivarsi per infondere fiducia, fornire sostegno per superare i limiti e le paure, migliorare le prestazioni, agevolare la sperimentazioni delle emozioni positive e negative nella pratica dell’attività, attribuendone il giusto valore.
Come tutti coloro che operano nel settore giovanile, devono essere sempre consapevoli che tutto è finalizzato alla crescita della “ persona “ non solo del giocatore. I giovani costituiscono un “ materiale “ particolarmente sensibile e quindi condizionabile. Il comportamento dei tecnici, più di ogni altro adulto della società, viene preso a modello e imitato nei gesti, nelle parole e nei giudizi. Essi devono quindi possedere qualità professionali e “ sperimentate “ doti umane adeguate al ruolo per essere riconosciuti come la guida giusta, dalla personalità autorevole, sicura e affidabile.
I tecnici dovranno curare tutti quegli aspetti che servono alla coesione. Il clima emotivo del gruppo è una loro diretta responsabilità. Dovranno stimolare i ragazzi affinché ciascuno prenda coscienza che è, come tutti, un componente del gruppo e pertanto, dovrà sentirsi, in maniera responsabile, parte di esso e allo stesso tempo anche dipendente dagli altri. Tutti si dovranno impegnare per creare le condizioni favorevoli affinché ciascuno possa dare il meglio di sé stesso.
I tecnici dovranno censurare i comportamenti negativi e valorizzare quelli positivi, con tempestività e fermezza, assumendo, se necessario, anche adeguati provvedimenti disciplinari.

I giocatori
Insieme è la parola chiave. Nessuno potrà mettere se stesso al si sopra degli interessi della squadra. Più di tutti gli altri soggetti che operano nella società, i ragazzi devono sentire di essere “ una parte “ di un insieme. Di essere compresi in un gruppo di “ persone “, diverse tra loro, che perseguono lo stesso obiettivo. Persone da rispettare. Giocatori da valorizzare. Saranno apprezzati coloro che, oltre a curare la propria prestazione, si prodigheranno affinché i compagni di squadra, tutti, possano esprimere al meglio le loro potenzialità. Solo un gruppo unito e coeso può sperare di avere successo.

I giocatori devono impegnarsi:
– a onorare lo sport e le sue regole, con lealtà e correttezza;
– a presentarsi, sempre, al meglio delle loro possibilità e delle loro condizioni psico-fisiche;
– ad astenersi dal compiere atti diretti ad alterare artificiosamente lo svolgimento o il risultato di una gara;
– ad astenersi da qualsiasi condotta suscettibile di ledere l’integrità fisica e/o morale degli avversari;
– a non esultare in modo sguaiato in occasione delle vittorie per non mancare di rispetto agli avversari;
– a rispettare gli stessi, i loro staff tecnici e dirigenziali;
– a rispettare gli ufficiali e i giudici di gara;
– ad astenersi da qualsiasi comportamento discriminatorio in relazione alla razza, all’origine etnica o territoriale, al sesso, a orientamenti sessuali, alla religione, alla condizione psico – fisica – sensoriale, e alle opinioni politiche;
– ad attenersi disciplinatamente alle regole di comportamento che i dirigenti accompagnatori stabiliranno in occasione delle trasferte.
La dinamica del gruppo, delle relazioni interpersonali, sportive e non, possono costituire la forza o la debolezza della squadra. Il comportamento di qualcuno non è mai “ neutrale “ e tutto si riversa sul clima generale, valorizzandolo o penalizzandolo.

I genitori
Lo sport è un’attività utile per la crescita, non solo per lo sviluppo armonico del corpo, ma anche perché costituisce un’opportunità di socializzazione. La pratica sportiva promuove uno stile di vita che, se sarà correttamente interiorizzato, accompagnerà il figlio per tutto il ciclo della vita in quanto avrà avuto occasione di prendere coscienza dell’importanza del rispetto delle regole per affrontare le sfide che lo sviluppo comporta.
Il genitore che intraprende l’avventura sportiva insieme al proprio figlio, si troverà nella condizione di valutare e confrontare i suoi criteri educativi e, se sarà capace di impostare un dialogo aperto, onesto e chiaro con lui, potrà anche conoscerlo meglio.
Ci auguriamo che i genitori evitino:
– di concentrasi sui risultati piuttosto che sulla prestazione:
– di esagerare con le sollecitazioni e le critiche ai loro figli;
– di criticare le prestazioni dei loro compagni e di quelli della squadra avversaria;
– di promettere premi o regali in caso di vittoria;
– di sostituirsi o interferire con le decisioni dell’allenatore;
– di dare consigli durante lo svolgimento delle gare;
– di manifestare, ad alta voce, dissenso nei confronti degli arbitri, degli avversari e loro sostenitori.
Ci auguriamo che i genitori:
– offrano sostegno e supporto facendo percepire ai propri figli il valore di uno stile di vita salutare;
– si rivolgano direttamente agli esponenti della Società incaricati, per chiedere loro spiegazioni o per manifestare eventuali critiche o lamentele, evitando di parlarne con altri genitori per non creare tensioni controproducenti;
– prestino attenzione alla forma psicofisica dei figli, trasmettendo loro l’importanza della cura del corpo, finalizzata alla salute;
– educhino i figli ad una sana alimentazione, orientando l’attenzione non solo sulla quantità, ma soprattutto sulla qualità del cibo. Il peso – forma agevola la pratica dell’attività sportiva;
– sostengano i figli nell’affrontare i propri eventuali fallimenti, veri o presunti, aiutandoli a riconoscere gli insuccessi, impostando un dialogo aperto, onesto e chiaro per aiutarli a capire che non sempre sono fattori negativi perché proprio le “ sconfitte “ consentono momenti di riflessione utili per migliorare;
– si adoperino per rafforzare l’autostima da parte del figlio dimostrando apprezzamento per l’impegno, non solo durante le competizioni sportive ma anche nel suo essere regolare e costante negli allenamenti, nel suo essersi comportato adeguatamente nei confronti del proprio gruppo, nel suo essersi prodigato ad aiutare i compagni;
– lo aiutino ad apprendere il rispetto verso sé stesso, i compagni di squadra, l’allenatore, l’attrezzatura e verso gli spazi utilizzati;
– raccomandino ai figli di mantenere pulito e ordinato lo spogliatoio, di non gridare negli spazi comuni, di tenere sempre un comportamento educato, in particolare a tavola e in albergo, durante le trasferte.
Il rapporto con i genitori e familiari dei tesserati è un capitolo che può agevolare o turbare – in maniera determinante – la vita societaria e la stessa attività agonistica. Di solito i parenti sono portati a vedere tutti gli aspetti dell’addestramento e della partecipazione alle gare solo in funzione dell’affermazione personale del loro piccolo “ campione “. A tal fine alcuni non esitano ad assillare tecnici e dirigenti con sollecitazioni, raccomandazioni, pressioni di ogni tipo per ottenere un occhio di riguardo o un trattamento di favore per il loro ragazzo. E’ facile intuire che da questo tipo di interferenze non possano che nascere gelosie, malintesi, scintille di malumori destinati a divenire un incendio.
Al contrario, la collaborazione intelligente dei genitori può aiutare a risolvere molti problemi se le loro attenzioni saranno indirizzate a una collaborazione discreta che anziché concentrarsi, egoisticamente, sui propri interessi e i propri problemi si orienterà, con serietà e correttezza, a perseguire obiettivi di interesse generale, così come la Società auspica.

© 2013 Fondazione Etica.
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