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Social Accountability come strumento anticorruzione

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Recenti studi realizzati tra Africa ed Asia ( si vedano: Local Capture: Evidence from a Central Government Transfer Program in Uganda di Ritva Reinikka, Jakob Svensson e Fighting Corruption with Social Accountability: a Comparative Analysis of Social Accountability Mechanisms’ Potential to Reduce Corruption in Public Administration di Florian Schatz) dimostrano come sia in aumento l’attenzione verso nuovi strumenti che, coinvolgendo la società civile, risultino più efficaci di quelli più classici sin qui tentati per combattere fenomeni di corruzione nella pubblica amministrazione. Si tratta di meccanismi di social accountability, che mirano a rendere i funzionari pubblici, così come gli eletti, direttamente responsabili di fronte ai cittadini attraverso anche un sistema sanzionatorio in termini elettorali.
Che la cultura del social accountability sia arrivata in Paesi come l’Uganda o il Bangalore può far sorridere, ma dovrebbe, invece, far riflettere sull’arretratezza italiana in materia: mentre il nostro Paese si è fermato spesso a mere dichiarazioni di intenti, quelli hanno adottato misure concrete, quali, rispettivamente, l’Ugandan Public Expenditure Tracking Survey e il Bangalore Citizen Report Card.
Il primo è uno strumento di monitoraggio utilizzato per  individuare l’ammontare dei fondi effettivamente ricevuti dalle scuole e fruibili dalle famiglie rispetto a quelli stanziati dal governo centrale.  I risultati dell’indagine vengono poi diffusi in modo che i cittadini ne prendano consapevolezza.
Il secondo strumento consiste in una raccolta dei feedback dei cittadini relativamente alle performance dei diversi servizi pubblici. Inizialmente, attraverso un sondaggio effettuato su circa 1.140 famiglie, sono stati raccolti dati sulla soddisfazione degli utenti su diversi aspetti del servizio pubblico e sui costi sostenuti, ivi compresi quelli derivanti dalla corruzione. In seguito, da strumento entirely citizen-driven, la Report Card è stata progressivamente istituzionalizzata anche attraverso la creazione del Bangalore Agenda Task Force (BATF).
Chissà non ci sia qualcosa da imparare anche per l’Italia.

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