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Non è più il rottamatore di una volta?

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Sono in molti a rimpiangere il Renzi delle primarie, il ragazzo sicuro e un po’ strafottente che sapeva di azzardare un gioco troppo grande per lui ma ci si buttava lo stesso con la leggerezza di chi crede che i sogni siano possibili.

Poi, la sconfitta: sembrava avergli fatto bene, come aveva detto anche lui, e anche il periodo di silenzio e di riflessione che ne era seguito era parso un passaggio genuino di crescita, personale oltre che politico. I suoi fan non hanno certo pensato a una mossa studiata a tavolino dai suoi consulenti della comunicazione.

Ultimamente, però, Renzi è tornato alla ribalta mediatica come una pallina nel biliardo: schizza da una dichiarazione all’altra, attacca D’Alema e poi tratta con lui, liscia Letta e poi colpisce l’immobilismo del governo, rottama persino Betori che osa criticarlo. Nei talk show non trattiene le battute spaccone, fa il simpatico e pure il furbetto, ma poi se la prende se il professor Sartori gli dà del mediocre.

Matteo, attento: così  rischi la sovraesposizione mediatica, scivolando pian-piano nel sottofondo di un disco rotto, che fa molto rumore ma non produce molta sostanza al di là dell’attacco al fortino Pd. Meno parole e meno leggerezza dei toni potrebbero risultare più consoni all’austerità dei tempi che stiamo tutti vivendo e che non è certo qualche battuta di spirito a poter risolvere.

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