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Il vincitore delle primarie

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Comunque vada il ballottaggio, Renzi ha già vinto le primarie del centrosinistra. E ha vinto per più di un motivo.
La sua prima grande vittoria e quella di aver ridestato un interesse insperato per la politica, tale da spingere tre milioni di persone a code e bizantinismi burocratici solo per scegliere un candidato premier. Questo, già di per sé ha del miracoloso in questi anni, ma lo diventa ancora di più a fronte delle percentuali di astensionismo registrate solo un mese fa in Sicilia.
La seconda vittoria sta nell’aver ottenuto il consenso degli elettori avendo quasi tutto l’apparato partitico schierato con Bersani. Il che dimostra, da un lato, quanto la gente sia stufa degli attuali leader e capi corrente, e, dall’altro, quanto questi ultimi abbiano ignorato i continui segnali di insofferenza
da parte del proprio elettorato.
La terza vittoria di Renzi sta nell’aver dimostrato con ciò che più conta, il voto, di avere il consenso anche all’interno del centrosinistra e, in primis, del suo partito. Aver, infatti, stravinto in molte roccaforti rosse, soprattutto in Toscana, testimonia quanto il voto lì sia parso come una sorta di liberazione dalla cappa di conservatorismo di decenni di amministrazione Pci prima e Pd
poi.
La quarta è una vittoria personale, quella per cui anche nella sua città Renzi ha ottenuto un importante conferma dei consensi da parte dei suoi cittadini. Questo era indubbiamente un punto debole: Renzi è da tempo un sindaco part- time, se non in aspettativa, ma la battaglia che sta conducendo deve essere sentita come talmente importante e prioritaria dai suoi concittadini da avergli accordato un permesso speciale per portarla a termine.
E’ vero, fare il candidato premier essendo già sindaco poteva sembrare una scorrettezza, se non un vantaggio, ma quale la differenza con Vendola governatore di una Regione, o Tabacci assessore al bilancio nonché parlamentare, Puppato capogruppo regionale, Bersani segretario di partito e parlamentare?
Ha avuto ragione Renzi a osare: il tempo della battaglia era arrivato e Firenze lo ha lasciato andare, rimanendo con lui.
Certo, il giovane sindaco ha ancora molto da fare per vincere il ballottaggio, soprattutto al sud e in città come Roma, ma nessuno nel Pd – e non solo – potrà non tenere conto di lui e di quanto avvenuto. Il messaggio che è uscito dalle primarie è chiaro: la gente vuole Renzi. Lo vuole non a capo del Pd, né del centrosinistra. Lo vuole premier. Non tanto perché Bersani non sia in gamba, ma perché porta in dote una carovana ingombrante di irriducibili della poltrona, come Bindi, Marini, Finocchiaro, etc… Con tutto quel peso potrà arrivare al 2 dicembre, ma è tutt’altro che scontato che porti alla vittoria il 10 marzo.

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