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Il disagio del diritto

Fondazione Etica e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli 
invitano all'incontro

IL DISAGIO DEL DIRITTO

 15 novembre 2012 – ore 17.00

L’incontro si terrà a Milano presso la Fondazione Giagiacomo Feltrinelli in Via Romagnosi 3.

Presentano

Carlo Feltrinelli (Presidente Fondazione Giangiacomo Feltrinelli)

Gregorio Gitti (Presidente Fondazione Etica)

Introduce

Prof. Giorgio De Nova

Ne discutono

Prof.ssa Barbara Randazzo

La laicità dello Stato alla prova della “società plurale”

Prof. Fabio Basile

Le culture e il diritto penale

Prof. Daniele Maffeis

Le qualità personali e il diritto civile

Considerazioni conclusive

Prof. Valerio Onida


La società in cui viviamo è multietnica, multireligiosa, multiculturale: ci viviamo, ma non la conosciamo.

Non sappiamo starci dentro completamente, non trovando risposta a molte domande: è giusto che la cronaca identifichi una persona con la sua qualità di non italiano, che una ragazza passeggi con un velo sul capo, che iscriviamo i nostri figli ad una scuola privata confessionale per evitare contaminazioni?

È vita quotidiana: per condurla serenamente basterebbe probabilmente togliere alcune incrostazioni, combattere la pigrizia, e ritornare al rispetto della dignità umana.

Il diritto, ai vari livelli, ha difficoltà analoghe, rese particolarmente insidiose dall’impossibilità di identificare la norma universale capace di governare la società plurale.

Chi studia il diritto ha di fronte a se’ una sfida estremamente appassionante: la società multietnica, multireligiosa, multiculturale è il contesto entro il quale si manifestano con nuove sembianze conflitti antichissimi: tra persona e persona, tra persona e istituzioni.

La scuola milanese del diritto, soprattutto con le ultime generazioni, si è distinta per la vocazione a ragionare, non sub specie aeternitatis, ma per problemi.

Così, occorre verificare se il singolo precetto religioso vada a integrare la nozione giuridica di dovere morale o, al contrario, di condotta immorale; se la scelta della controparte contrattuale possa fondarsi sulla considerazione della sua cittadinanza o dell’etnia; se la motivazione culturale del reato sia irrilevante, se integri una circostanza aggravante, se integri una circostanza attenuante.

Solo l’inesperto ritiene che il problema presentatosi con sembianze nuove sia nuovo davvero; solo il demagogo, o lo stolto, crede che ciò che è nuovo debba semplicemente disciplinarsi con una ‘legge nuova’.

Più saggio e proficuo è vedere la storia dei problemi, indagarne la novella epifania, vedere dove e come le generazioni sempre nuove dei diritti debbano indurre a rispolverare, dai codici o dai cuori, antichi doveri.

© 2013 Fondazione Etica.
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