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Il Rating di Sostenibilità per le P.A.

LA NOSTRA PROPOSTA: IL RATING DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Non è un’idea, un progetto da realizzare, bensì un prototipo già realizzato e testato.

Il programma di Spendig Review intrapreso dal Governo risulta estremamente complesso e delicato sia per l’estensione dell’universo Pubbliche Amministrazioni sia per l’eterogeneità delle loro funzioni. Presentiamo al riguardo il contributo di Fondazione Etica.

L’idea è stata ispirata da quanto accaduto con la crisi economico-finanziaria internazionale degli ultimi anni: essa ha reso palese, da un lato, l’inaffidabilità di un certo modo di valutare sui mercati regolamentati i titoli finanziari e i loro emittenti (imprese quotate e Stati sovrani), e, dall’altro, la migliore tenuta dei cosiddetti Indici di Sostenibilità Esg (enviromental, social, governance). Non tutti sanno che la maggiore efficacia di questi ultimi sta nella loro peculiarità: tener conto non solo della perfomance economica e finanziaria, ma anche di variabili qualitative ed “etiche”, come la governace aziendale, l’impatto sociale e quello ambientale.

Ci siamo chiesti se questo fosse possibile anche in ambito pubblico, e dopo un anno e mezzo di studio e ricerca sul campo, abbiamo riscontrato che è non solo possibile ma, anzi, auspicabile. Il risultato si chiama Rating di Sostenibilità degli Enti Pubblici (R.E.P.), altrimenti “rating etico”.

Le analisi soltanto quantitative si sono rivelate tanto essenziali quanto insufficienti: il downgrade nel rating di una Regione o di un Comune è la spia di un problema, ma non l’indicazione di dove intervenire.

Il rigore da solo non basta: rischia di imporre alle Amministrazioni virtuose sacrifici al pari di quelle non virtuose. La conseguenza è che questi finiscono per essere percepiti come iniqui, incrinando la fiducia di cittadini e amministratori verso lo Stato centrale. Il rigore, invece, deve sapersi accompagnare a meccanismi incentivanti, che sappiano premiare e sanzionare.

Il legislatore lo ha capito già nel 2009, quando è intervenuto con la L. 15 e successivo D. lgs. 150 al fine di rendere obbligatorie, per le Amministrazioni centrali, la misurazione e la valutazione della perfomance, oltreché la trasparenza e l’integrità. Gli stessi punti sono stati sollecitati anche dall’Unione Europea lo scorso novembre. La valutazione qualitativa, dunque, non è più solo un’opzione, bensì un obbligo normativo, purtroppo talora ignoto anche agli addetti ai lavori e perciò in buona parte inadempiuto.

Esistono già ottimi sistemi di valutazione, come, ad esempio, il modello europeo Caf (Common Assessment Framework) e il BSC (Balanced Score Card). Ma le loro potenzialità sono frenate da un limite intrinseco: dipendono dalla volontà discrezionale delle Amministrazioni di sottoporsi a valutazione; si basano, inoltre, su dati forniti dalle P.A. stesse.

Per essere efficace, invece, la valutazione dovrebbe essere effettuata a prescindere dall’adesione del soggetto valutato e basarsi su una pluralità di fonti. In altri termini, la valutazione della performance dovrebbe essere esterna e indipendente, e servire non tanto alle P.A. ma a chi deve relazionarsi con esse, cioè ai suoi stakeholders: i cittadini/utenti, le imprese fornitrici, lo Stato finanziatore, la UE. Questo è ciò che fa il Rating di Sostenibilità per le P.A..

Attraverso l’analisi e la ponderazione di dati qualitativi oggettivizzabili, il Rating di Sostenibilità Pubblica valuta una P.A. nel suo complesso, anche disaggregandola per macroaree e ponendola a confronto con le P.A. della stessa tipologia.

Al momento si tratta di un prototipo, come tale sperimentale, avviato su Asl e Regioni. È modificabile e perfettibile, perché è l’impianto concettuale di fondo a farne la differenza. Potrà essere uno dei contributi concreti per cominciare a guardare le cose da un punto di vista nuovo, preoccupandosi non solo di “quanto” spende la P.A., ma anche di “come” e “per cosa”.

© 2013 Fondazione Etica.
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