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Non solo spending review, il vero problema è l’efficenza

Sprechi, tagli e spending review: sembrano essere diventate le parole magiche di ogni discorso pubblico sui mali che affliggono il nostro Paese.

Sembra quasi si voglia far passare l’idea che l’amministrazione pubblica sia una fonte indistinta di sprechi e spese folli, sostenendo ad esempio che ogni cittadino spende 2.849 Euro per i dipendenti pubblici

Eppure, guardando il seguente grafico, si nota che la spesa italiana pro-capite per gli stipendi pubblici è allineata alla media europea, con valori persino inferiori a Regno Unito e Francia. L’analisi va dunque reimpostata correttamente su basi diverse.

Anzitutto, la questione cruciale non riguarda il numero eccessivo o il costo troppo elevato dei dipendenti pubblici, ma il miglioramento dei servizi, in modo da rispondere adeguatamente alle esigenze di cittadini e imprese. A rendere davvero grave, e quindi non competitiva, la situazione italiana è, di fatto, la scarsa efficienza delle amministrazioni italiane, come evidenziato dalla mappa dei governi elaborata dalla Banca Mondiale.

Per risolvere questo aspetto cruciale è necessaria una precisa azione di riforma volta alla diffusione delle innovazioni e alla sperimentazione di buone pratiche.

Modernizzare la pubblica amministrazione è un compito difficile che richiede tempo, collaborazione tra forze politiche, economiche e sociali, soluzioni adeguate alla complessità dei problemi. Per migliorare i servizi pubblici è importante partire dalle esigenze degli utenti, valorizzare le capacità dei dirigenti pubblici di gestire amministrazioni complesse e introdurre sistemi indipendenti di misurazione e valutazione dei risultati orientati all’apprendimento organizzativo (invece che alla punizione) e al coinvolgimento degli stakeholders. Gli esempi positivi già esistono: prendiamoli sul serio.

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