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Lavoro culturale

La Fondazione è nata non per fare libri e convegni, ma per incidere sulle politiche pubbliche e coinvolgervi i cittadini.
Per questo, ci rivolgiamo non agli “addetti ai lavori”, con un linguaggio tecnico, ma all’opinione pubblica, con un linguaggio divulgativo.

Il cambiamento del sistema pubblico, delle sue politiche, richiede prima di tutto un cambio di mentalità e quindi un lavoro culturale: pensiamo che questo sia la premessa di ogni proposta.
Il termine venne, sviluppato da Luciano Bianciardi nel romanzo “Il lavoro culturale” (1957), ma è ai partiti del dopo-guerra che se ne deve la prima testimonianza: in un passato non lontano (anni ’70 circa) tra i vari dipartimenti di partito (casa, giovani, etc..) era previsto anche quello culturale ed esso era chiamato non Ufficio Cultura (come potrebbe essere oggi), ma Lavoro Culturale, come a volerne sottolineare la concretezza.

Noi ripartiamo da quell’impostazione.
La sfida è saper tradurre concetti difficili in parole semplici, sia nell’illustrare i nostri progetti e attività, sia nell’intervenire sui temi di attualità.

 

Attualità

In questa sezione proponiamo punti di vista e approfondimenti su temi di attualità. Le nostre attività, infatti, hanno per loro natura uno sviluppo generalmente di medio periodo, ma riteniamo che sia importante esprimerci anche su questioni inerenti la vita di tutti i giorni.

Ai Paesi membri che vogliono accedere al Recovery Fund l’Unione Europea chiede un serio piano di investimenti e, al contempo, di riforme.

L’interesse per l’innovazione e gli investimenti a impatto sociale è molto aumentato nel tempo, ma spesso in modo strumentale: quei termini vengono usati anche perché “di moda” e assicurano marketing gratuito.

L’attenzione mediatica di questi giorni sulle nomine pubbliche sembra, inspiegabilmente, trascurarne una di grande rilevanza: quella di direttore generale dell’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale.

 

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