Come innovare la Pubblica Amministrazione

Città smart, metropolitane, a impatto sociale: tutte definizioni bellissime, ma con il rischio di diventare vuote, retoriche, come le tante che, in Italia, sono state sciupate, consumate, semplicemente perché a quelle parole non sono seguito fatti. Per questo c’è sfiducia da parte della gente, che giustamente chiede azioni. Serve il coraggio, invece, di fare una…

Sui Comuni, sulle Regioni e, in generale, sulla Pubblica Amministrazione, assistiamo da tempo a un dibattito contraddittorio:
da un lato, sentiamo parlare di inefficienze, sprechi e corruzione;
dall’altro, di smart cities, open data, e-government, freedom of information act, etc.

Termini inglesi molto di moda, che, però, rischiano di suonare vuoti, o persino beffardi, quando riferiti a molti dei Comuni o dei Ministeri italiani: come chiedere di scrivere un tema a chi si rimprovera di non conoscere la grammatica.

Il dubbio, allora, è che dietro le formule “smart” e “open”, continuamente evocate in convegni e pubblicazioni, si celino poco più che slogan: altrimenti, le Amministrazioni malate avrebbero dovuto essere guarite già da tempo. Poiché, invece, se ne continua a discutere, significa che le ricette sin qui adottate non hanno funzionato.

Partiamo dalla realtà attuale.


La progressiva diminuzione di risorse pubbliche ha reso indispensabile un loro utilizzo più attento e rigoroso in tutto il mondo e soprattutto in Italia per il suo altissimo debito pubblico. Tuttavia, il rigore, da solo, non può bastare, neppure in tempo di crisi.

Occorrono altri strumenti, diversi da quelli tradizionali: questi, infatti, costringono le Amministrazioni virtuose a sacrifici al pari di quelle non virtuose, e la conseguenza è che i sacrifici finiscono per essere percepiti come iniqui, venendo ad incrinare il consenso di cittadini e amministratori verso lo Stato.

Il rigore, dunque, deve accompagnarsi a meccanismi incentivanti, che sappiano premiare le Amministrazioni meritevoli e sanzionare quelle che non lo sono. Per farlo c’è bisogno di strumenti di valutazione e misurazione anche a livello qualitativo.
A questa necessità risponde lo strumento creato da Fondazione Etica: il Rating Pubblico, un rating di sostenibilità delle Pubbliche Amministrazioni.

L’idea è stata ispirata da quanto accaduto con la crisi economico-finanziaria internazionale degli ultimi anni: essa ha reso palese, da un lato, l’inaffidabilità di un certo modo di valutare sui mercati regolamentati i titoli finanziari e i loro emittenti (imprese quotate e Stati sovrani); dall’altro, la migliore tenuta dei cosiddetti Indici di Sostenibilità Esg (enviromental, social, governance).
La maggiore efficacia di questi ultimi sta nella loro peculiarità: tener conto non solo della perfomance economica e finanziaria, ma anche di variabili qualitative e “etiche”, come la governace aziendale, l’impatto sociale e quello ambientale.

Ci siamo chiesti se questo fosse possibile anche in ambito pubblico, e dopo diversi anni di studio e ricerca sul campo, abbiamo riscontrato che è non solo possibile ma, anzi, auspicabile. Le analisi soltanto quantitative, infatti, si sono rivelate tanto essenziali quanto insufficienti: il downgrade nel rating di una Regione o di un Comune è la spia di un problema, ma non l’indicazione di dove intervenire.
Il legislatore lo ha capito da tempo: nel 2009, con la legge n. 15, rendendo obbligatorie per le P.A. la misurazione e la valutazione della performance; nel 2012, con la legge n.190 sulle politiche anticorruzione; nel 2013, con il decreto legislativo n. 33 sugli obblighi di trasparenza; nel 2014, con il decreto legislativo n.90 sulla trasparenza ed efficienza. Integrità e trasparenza sono i punti sollecitati più volte al nostro Paese anche dall’Unione Europea.

La valutazione qualitativa delle Amministrazioni Pubbliche, dunque, non è più solo un’opzione, oggi, ma qualcosa da fare subito in base a un obbligo normativo nazionale ed europeo talora ignoto anche agli addetti ai lavori e, perciò, in buona parte inadempiuto.

Per essere efficace, la valutazione deve essere effettuata a prescindere dall’adesione del soggetto valutato e basarsi su una pluralità di fonti. In altri termini, la valutazione della performance deve essere esterna e indipendente, e servire non tanto alle P.A. ma a chi deve relazionarsi con esse, cioè ai suoi stakeholders: i cittadini/utenti, le imprese fornitrici, lo Stato finanziatore, le banche, la UE. Questo è ciò che fa il Rating di Sostenibilità per le P.A., che non intende intromettersi nella sfera di autonomia delle P.A. e nei loro sistemi di autodiagnosi, ma aggiungersi ad essi all’esterno.

Attraverso l’analisi e la ponderazione di dati qualitativi oggettivizzabili, il Rating di Sostenibilità Pubblica valuta una P.A. nel suo complesso, anche disaggregandola per macroaree – quali la governance o il rapporto con i fornitori- e ponendola a confronto con le Amministrazioni della stessa tipologia.

Il Rating Pubblico può essere uno dei contributi concreti per cominciare a guardare le cose da un punto di vista nuovo, preoccupandosi non solo di “quanto” spende la P.A., ma anche di “come” e “per cosa”.

Il Governo italiano ha presentato il terzo Piano di Azione nell’ambito dell’Open Government Partnership. Fondazione Etica ha partecipato al OPG Forum, lavorando al tavolo sull’ Accountability e a qeullo sulla Trasparenza.

Il Governo italiano, attraverso il Ministero della Funzione Pubblica partecipa all’Open Government Parnership sin dal suo avvio nel 2011. Leggi il percorso del coinvolgimento della società civile e il terzo Action Plan che ne è nato.

OGP, che oggi riunisce 69 Stati dai vari continenti, lavora per convincere i Governi ad assumere impegni concreti per promuovere la trasparenza, combattere la corruzione, rafforzare la partecipazione dei cittadini. Link al sito OGP LEADERSHIP OGP is overseen at the international level by a Steering Committee composed of representatives of governments and civil society organizations…

 

 

 

 

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