Come innovare la Pubblica Amministrazione

L’attenzione mediatica di questi giorni sulle nomine pubbliche sembra, inspiegabilmente, trascurarne una di grande rilevanza: quella di direttore generale dell’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale. E ciò è sintomatico della considerazione residuale che l’innovazione tecnologica ancora riscuote nel nostro Paese: acclamata da tutti, a parole, come la chiave di qualsiasi prospettiva di sviluppo, è stata sinora relegata…

La necessità di una due diligence… Mentre si continua a fare eventi sull’open government e sulle smart cities, si trascura il dato vero delle Pubbliche Amministrazioni italiane: che, a parte alcune scontate best practice, esse non sono né smart né open. Va riconosciuto che in questi ultimi anni sono stati fatti passi avanti rilevanti nell’opera…

Città smart, metropolitane, a impatto sociale: tutte definizioni bellissime, ma con il rischio di diventare vuote, retoriche, come le tante che, in Italia, sono state sciupate, consumate, semplicemente perché a quelle parole non sono seguito fatti. Per questo c’è sfiducia da parte della gente, che giustamente chiede azioni. Serve il coraggio, invece, di fare una…

Fondazione Etica è intervenuta allo European Open … a Milano, lo scorso  febbraio.

Sui Comuni, sulle Regioni e, in generale, sulla Pubblica Amministrazione, assistiamo da tempo a un dibattito contraddittorio:
da un lato, sentiamo parlare di inefficienze, sprechi e corruzione;
dall’altro, di smart cities, open data, e-government, freedom of information act, etc.

Termini inglesi molto di moda, che, però, rischiano di suonare vuoti, o persino beffardi, quando riferiti a molti dei Comuni o dei Ministeri italiani: come chiedere di scrivere un tema a chi si rimprovera di non conoscere la grammatica.

Il dubbio, allora, è che dietro le formule “smart” e “open”, continuamente evocate in convegni e pubblicazioni, si celino poco più che slogan: altrimenti, le Amministrazioni malate avrebbero dovuto essere guarite già da tempo. Poiché, invece, se ne continua a discutere, significa che le ricette sin qui adottate non hanno funzionato.

Partiamo dalla realtà attuale.


La progressiva diminuzione di risorse pubbliche ha reso indispensabile un loro utilizzo più attento e rigoroso in tutto il mondo e soprattutto in Italia per il suo altissimo debito pubblico. Tuttavia, il rigore, da solo, non può bastare, neppure in tempo di crisi.

Occorrono altri strumenti, diversi da quelli tradizionali: questi, infatti, costringono le Amministrazioni virtuose a sacrifici al pari di quelle non virtuose, e la conseguenza è che i sacrifici finiscono per essere percepiti come iniqui, venendo ad incrinare il consenso di cittadini e amministratori verso lo Stato.

Il rigore, dunque, deve accompagnarsi a meccanismi incentivanti, che sappiano premiare le Amministrazioni meritevoli e sanzionare quelle che non lo sono. Per farlo c’è bisogno di strumenti di valutazione e misurazione anche a livello qualitativo.
A questa necessità risponde lo strumento creato da Fondazione Etica: il Rating Pubblico, un rating di sostenibilità delle Pubbliche Amministrazioni.

L’idea è stata ispirata da quanto accaduto con la crisi economico-finanziaria internazionale degli ultimi anni: essa ha reso palese, da un lato, l’inaffidabilità di un certo modo di valutare sui mercati regolamentati i titoli finanziari e i loro emittenti (imprese quotate e Stati sovrani); dall’altro, la migliore tenuta dei cosiddetti Indici di Sostenibilità Esg (enviromental, social, governance).
La maggiore efficacia di questi ultimi sta nella loro peculiarità: tener conto non solo della perfomance economica e finanziaria, ma anche di variabili qualitative e “etiche”, come la governace aziendale, l’impatto sociale e quello ambientale.

Ci siamo chiesti se questo fosse possibile anche in ambito pubblico, e dopo diversi anni di studio e ricerca sul campo, abbiamo riscontrato che è non solo possibile ma, anzi, auspicabile. Le analisi soltanto quantitative, infatti, si sono rivelate tanto essenziali quanto insufficienti: il downgrade nel rating di una Regione o di un Comune è la spia di un problema, ma non l’indicazione di dove intervenire.
Il legislatore lo ha capito da tempo: nel 2009, con la legge n. 15, rendendo obbligatorie per le P.A. la misurazione e la valutazione della performance; nel 2012, con la legge n.190 sulle politiche anticorruzione; nel 2013, con il decreto legislativo n. 33 sugli obblighi di trasparenza; nel 2014, con il decreto legislativo n.90 sulla trasparenza ed efficienza. Integrità e trasparenza sono i punti sollecitati più volte al nostro Paese anche dall’Unione Europea.

La valutazione qualitativa delle Amministrazioni Pubbliche, dunque, non è più solo un’opzione, oggi, ma qualcosa da fare subito in base a un obbligo normativo nazionale ed europeo talora ignoto anche agli addetti ai lavori e, perciò, in buona parte inadempiuto.

Per essere efficace, la valutazione deve essere effettuata a prescindere dall’adesione del soggetto valutato e basarsi su una pluralità di fonti. In altri termini, la valutazione della performance deve essere esterna e indipendente, e servire non tanto alle P.A. ma a chi deve relazionarsi con esse, cioè ai suoi stakeholders: i cittadini/utenti, le imprese fornitrici, lo Stato finanziatore, le banche, la UE. Questo è ciò che fa il Rating di Sostenibilità per le P.A., che non intende intromettersi nella sfera di autonomia delle P.A. e nei loro sistemi di autodiagnosi, ma aggiungersi ad essi all’esterno.

Attraverso l’analisi e la ponderazione di dati qualitativi oggettivizzabili, il Rating di Sostenibilità Pubblica valuta una P.A. nel suo complesso, anche disaggregandola per macroaree – quali la governance o il rapporto con i fornitori- e ponendola a confronto con le Amministrazioni della stessa tipologia.

Il Rating Pubblico può essere uno dei contributi concreti per cominciare a guardare le cose da un punto di vista nuovo, preoccupandosi non solo di “quanto” spende la P.A., ma anche di “come” e “per cosa”.

Secondo Rapporto sul Rating Pubblico dei Comuni: valutazione comparata della performance, trasparenza, anti-corruzione

Il Governo italiano ha presentato il terzo Piano di Azione nell’ambito dell’Open Government Partnership. Fondazione Etica ha partecipato al OPG Forum, lavorando al tavolo sull’ Accountability e a qeullo sulla Trasparenza.

Il Governo italiano, attraverso il Ministero della Funzione Pubblica partecipa all’Open Government Parnership sin dal suo avvio nel 2011. Leggi il percorso del coinvolgimento della società civile e il terzo Action Plan che ne è nato.

 

 

 

 

 
 

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