Siamo al varo dell’ennesima riforma sulla Pubblica Amministrazione. Anzi, all’ennesima buona riforma, perché norme efficaci, nel tempo, sono già state varate, per poi rimanere, nei fatti, inapplicate oltre che confuse da una incontinenza normativa che ha solo appesantito e complicato il quadro di riferimento per gli utenti e per gli stessi dipendenti pubblici.

Ci saranno state sicuramente buone ragioni per rimuovere i due senatori della Commissione Affari Costituzionali. Ma il fine non giusitifica mai i mezzi. Se poi è la fretta di chiudere il capitolo “Senato” a portare alle epurazioni, è bene far sapere a chi – nostro malgrado – decide per noi in Parlamento che il punto non è abolire il Senato con l’accetta e metterci sopra la bandierina del vincitore, ma fare una riforma seria del bicameralismo.

Il vero punto non è sul merito della riforma Renzi/Madia, che, nella sostanza, può essere una buona riforma. Il punto è un altro: come conta il Governo di riuscire? Che arma segreta ha in mano? Ci sono state già buone riforme, ma sono rimaste per lo più sulla carta.

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