I costi sottovalutati delle riforme

Questo scriveva il politologo Alberto Spreafico trent’anni fà ed è impressionante l’attualità delle sue osservazioni.

Oggi si fa un gran parlare di riforme istituzionali e l’ingegneria costituzionale ha dimostrato al riguardo pregi e difetti. Si tratta, infatti, di un terreno sul quale occorre muoversi con grande prudenza e consapevolezza. La mia sensazione è che molto spesso quelli che parlano e discutono di riforme istituzionali non sono abbastanza precisi nelle loro formulazioni e che dovrebbero stare più attenti, in primo luogo perché nessuna riforma può da sola determinare il funzionamento dell’ intero sistema politico. Perché una riforma abbia successo ci sono molti fattori che vanno considerati: il sistema partitico il grado di maturità del Paese, la preparazione e la capacità della classe politica, la possibilità di raggiungere il consenso, per citarne alcuni.

Tutti sappiamo, ad esempio, quante illusioni sono state coltivate in Italia sul fatto che bastasse avere una maggioranza parlamentare più forte  per risolvere tutti i problemi del Paese. Ebbene, pochi governi sono stati inefficaci, anzi inefficienti, come quelli che disponevano della maggioranza parlamentare più forte, e questo perché vi sono divari ideologici, ma vi sono soprattutto difficoltà a comporre interessi diversi in un programma politico concreto.

Ma vi è un’ altra ragione. Vale a dire che molte delle riforme avanzate con scarsa preparazione e consapevolezza rischiano di produrre degli effetti esattamente opposti a quelli che si augurano i loro sostenitori. Molte fatte per salvare la democrazia rischiano di portare traumi tra i più gravi che la democrazia italiana abbia mai conosciuto.

Vi è, quindi, un problema di carattere tecnico, ma vi è anche un problema di carattere politico: sulle riforme occorre saper raggiungere il necessario consenso. E qui si cade troppo senso nel mito che vi possano essere riforme costituzionali o istituzionali di tipo neutro: in realtà non vi sono riforme di tipo neutro. Ciascuna comporta un vantaggio per certe formazioni politiche, in quel dato momento, ed uno svantaggio per altre. Il che implica che nessuna riforma di carattere sostanziale è destinata a passare in modo pacifico. Le forze politiche devono quindi avere con chiarezza gli obbiettivi da perseguire, il modo con cui raggiungerle e il costo da sostenere.

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