I numeri per fare luce sul finanziamento pubblico dei partiti

A proposito di costi della politica, i partiti fanno a gara nel dichiararsi a favore di una loro diminuzione. Che l’intenzione sia genuina è poco credibile, e non per diffidenza preconcetta, ma per la semplice lettura degli eventi e soprattutto dei numeri. Se, infatti, i partiti sono davvero così attenti allo sperpero di denaro pubblico, perché hanno approvato progressivamente nel tempo l’aumento della cifra da riconoscere a se stessi per ogni elettore?

Fondazione Etica sta ultimando uno studio sulla regolazione nei partiti in Italia in comparazione con altre democrazie e i risultati che stanno emergendo sono molto significativi al riguardo. Ne anticipiamo un estratto, la cui stesura è di Fabrizio Di Mascio.

 

Il progressivo aumento della somma da moltiplicare per il numero degli elettori alla Camera (da 800 lire nel 1993, a 4000 lire nel 1999, fino a 5 euro dal 2002 in poi), il riferimento agli iscritti alle liste elettorali della Camera anche per il rimborso delle spese per il Senato e, infine, la non interruzione del rimborso in caso di scioglimento anticipato delle Camere a partire dal 2005, costituiscono le misure che hanno determinato il deciso innalzamento della contribuzione pubblica riportato in tabella 1.

Tabella 1. Spese riconosciute e contributi erogati ai partiti 1994-2008 (valori in euro)

Elezioni

Contributi

Spese

Contributi –Spese

Contributi/Spese

Politiche 1994

46.917.449,32

36.264.124,34

10.653.324,98

129,38

Europee 1994

23.458.724,66

15.595.788,66

7.862.936,00

150,42

Regionali 1995

29.722.776,08

7.073.555,52

22.649.220,56

420,20

Politiche 1996

46.917.449,32

19.812.285,84

27.105.163,48

236,81

Europee 1999

86.520.102,57

39.745.844,39

46.774.258,18

217,68

Regionali 2000

85.844.344,63

28.673.945,87

57.210.398,76

299,52

Politiche 2001

476.445.235,88

49.659.354,92

42.6785.880,96

959,43

Europee 2004

246.625.344,75

87.243.219,52

159.382.125,23

282,69

Regionali 2005

208.380.680,00

61.933.854,85

146.446.825,15

336,46

Politiche 2006

499.645.745,68

122.874.652,73

376.771.092,95

406,63

Politiche 2008

503.094.380,90

110.127.757,19

392.966.623,71

456,83

Totale

2.253.612.223,79

579.004.383,83

1.674.607.849,96

389,22

Fonte: Corte dei Conti (2009), Collegio di Controllo sulle spese elettorali

Nota: Dai dati sono stati depurati i rimborsi per le elezioni suppletive per ragioni di omogeneità

Dalla tabella emerge in modo evidente come i fondi per il rimborso delle spese elettorali abbiano consentito l’erogazione di contributi di gran lunga superiori alle spese e, pertanto, tesi a finanziare di fatto l’attività dei partiti oltre le strette esigenze elettorali[1]. L’assenza di correlazione tra spese elettorali sostenute e rimborsi costituisce l’elemento fondamentale che induce a ritenere reintrodotto il finanziamento pubblico all’attività ordinaria abrogato per via referendaria nel 1993. Ulteriori elementi a sostegno di tale tesi sono la presentazione della richiesta di rimborso prima della presentazione delle liste e del calcolo delle spese[2], il riferimento agli iscritti nelle liste elettorali della Camera per il calcolo del fondo per il Senato e la commisurazione dei rimborsi sugli aventi diritto e non sui voti validi.

La riforma della disciplina dei rimborsi elettorali ha progressivamente innalzato non solo l’importo dei fondi ma anche il numero dei beneficiari che accedono al finanziamento pubblico. Nel periodo 2001-2008, infatti, le forze politiche che hanno ricevuto rimborsi sono più che triplicate, passando da 30 a 94 (Pacini 2009). La bassa selettività dell’acceso ai rimborsi è la dimensione del finanziamento della politica che più ha inciso sul sistema di partito, in quanto ne ha alimentato la frammentazione. L’analisi della frammentazione del regime di finanziamento va riferita alle specifiche arene di competizione (Camera, Senato, Regionali ed Europee) in cui sono maturate diverse interazioni tra sistema elettorale, strategie competitive adottate dai partiti e disciplina dei rimborsi.

Nel caso delle elezioni Europee il varo della legge n. 10/2009, che ha imposto una soglia di sbarramento elettorale del 4%, ha reso più selettivo l’accesso al finanziamento che richiede il conseguimento di un seggio. Dal 2004 al 2009, infatti, il numero delle liste che hanno ricevuto il rimborso è sceso da 16 (di cui 4 con consensi variabili tra 0,7 e 1,3% dei voti e 5 con consensi compresi tra il 2,47 e 2,04%) a 6. Analoga recente riduzione della frammentazione non è stata conseguita invece per il rimborso relativo alle elezioni regionali 2010 che è stato ricevuto da 40 liste[3]. In questo caso, infatti, la persistenza di strategie competitive imperniate su coalizioni pre-elettorali “catch all” (Forestiere 2011) in presenza di sistemi elettorali regionali con grandi premi e piccole soglie (D’Alimonte 2000; Chiaramonte e Tarli Barbieri 2007) mantiene poco selettiva la soglia del conseguimento di almeno un seggio nei consigli regionali per l’accesso ai rimborsi[4]. Nel caso delle elezioni per la Camera dei deputati la svolta delle Politiche 2008 in termini di riduzione della frammentazione partitica (D’Alimonte e Chiaramonte 2010) non ha interessato la ripartizione dei rimborsi. Il requisito del conseguimento dell’1% dei voti, infatti, ha permesso a 3 formazioni (Sinistra Arcobaleno, la Destra e Partito Socialista) di accedere ai rimborsi nonostante esse siano rimaste prive di rappresentanza parlamentare[5]. Per quanto riguarda il Senato, infine, il requisito del 5% dei voti a livello regionale si è rivelato poco significativo fino alle elezioni del 2006. Prima della riforma elettorale del 2005, infatti, la soglia di accesso al finanziamento pubblico risultava più bassa della soglia elettorale effettiva che si attestava attorno al 10%. Ciò ha consentito l’accesso al rimborso da parte di liste che non avevano ottenuto seggi a livello regionale. Nel 2006, invece, la natura inclusiva delle coalizioni pre-elettorali ha consentito di ottenere seggi, e quindi rimborsi, alle liste apparentate con più del 3% dei voti. Nel 2008 la contrazione del perimetro delle coalizioni ha reso particolarmente efficace la soglia di sbarramento elettorale dell’8% per le liste non apparentate. In questo caso è stata la bassa selettività dell’accesso ai rimborsi a distribuire finanziamenti a formazioni più piccole quali l’Udc che ha ottenuto seggi nella sola Sicilia ma ha conseguito rimborsi elettorali in altre 11 regioni, la Sinistra Arcobaleno che ha superato la soglia del 5% in due regioni senza conseguire seggi e l’Mpa che ricevuto rimborsi anche in Molise dove non ha ottenuto seggi. Nel caso dell’IdV, invece, la soglia di un eletto ha consentito di ottenere rimborsi in 9 regioni nelle quali grazie all’apparentamento con il Pd sono stati conseguiti seggi nonostante una performance elettorale inferiore al 5%.

Riepilogando, a) la molteplicità dei canali attraverso cui vengono erogati finanziamenti, b) la bassa selettività dell’accesso ai rimborsi che scaturisce dall’interazione tra soglie elettorali e di finanziamento e c) il cospicuo ammontare dei rimborsi costituiscono gli elementi dell’attuale modello di finanziamento pubblico diretto quale meccanismo di incentivazione della proliferazione partitica. L’attuale assetto del finanziamento pubblico, inoltre, non solo tende a garantire la sopravvivenza finanziaria delle piccole formazioni ma ostacola anche l’aggregazione delle formazioni politiche dato che d) la disciplina dei rimborsi “congela” il formato partitico erogando rate annuali per l’intera legislatura alle elite di vecchi partiti che confluiscono nei nuovi partiti portandosi in dote proprie fonti di finanziamento autonomo (Pacini 2009). Il finanziamento pubblico contribuisce così anche ad accrescere la difficoltà dei processi di genesi per diffusione che hanno animato, e continuano ad animare, lo scenario fluido del sistema di partito italiano ancora privo della stabilizzazione organizzativa dei suoi attori[6].


[1] Per ulteriori elaborazioni del medesimo database si rimanda a Corte dei Conti (2009). Per elaborazioni sulla crescita dei rimborsi nel decennio 1993-2002 si rimanda a Pacini (2002).

[2] Come nota Tarli Barbieri (2008), tale disposizione è stata introdotta dalla l. n. 157/1999 per consentire ai partiti di ottenere anticipazioni dagli istituti di credito.

[3] Si rimanda alla ripartizione dei rimborsi stabilita con decreto del Presidente della Camera dei deputati del 27 luglio 2010 e alla remissione in termini di 5 liste dichiarate decadute sancita con decreto del Presidente della Camera dei deputati del 4 maggio 2011.

[4] Per ulteriori dettagli sulla scarsa selettività dei rimborsi per le elezioni regionali si rimanda a Pacini (2009) e Tarli Barbieri (2008) che ne analizzano l’interazione con i sistemi elettorali in relazione alla tornata elettorale 2005.

[5] Il Partito Socialista ha conseguito rimborsi grazie a un benevolo arrotondamento all’1% dello 0,975% conseguito.

[6] Sul concetto di genesi per diffusione dei partiti, vale a dire attraverso la giustapposizione di reti organizzative pre-esistenti, si rimanda a Panebianco (1982). Sulla fluidità del sistema di partito italiano intesa come primato dell’offerta elettorale sulle organizzazioni di partito si veda, da ultimo, Di Virgilio (2010).

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