La casta: un bersaglio mancato

L’attuale classe politica ha molte colpe, in Italia, ma quello della casta è uno stereotipo insidioso: la popolarità di cui quest’ultimo gode rischia di coprire pericolosamente le colpe di altri e di ben altra consistenza. I politici, certamente, hanno fatto di tutto per meritare discredito, ma farne il capro espiatorio di ogni male italiano non conviene.

In primo luogo, perché – non è superfluo ricordarlo – ci sono state generazioni di politici di tutt’altra levatura morale e professionale, e anche oggi non mancano in Parlamento e nel Governo figure di quel livello. La facile tendenza italica a fare di ogni erba un fascio non li aiuta, però, ad emergere ed a prevalere sugli altri.

In secondo luogo, non conviene perché vengono messe in ombra altre categorie di responsabili del declino italiano: ad essi la feroce campagna mediatica ossessivamente concentrata sulla demolizione sistematica della politica offre una comoda protezione dai riflettori. E quindi dall’attenzione del largo pubblico. Non c’e bisogno di scomodare i cosiddetti poteri forti al riguardo: gli eventi finanziari ed economici internazionali degli ultimi anni hanno portato a galla anche per gli occhi meno attenti i veri meccanismi decisionali nazionali e mondiali. Meccanismi che si avvalgono dei servigi di molti all’interno della classe politica, ma rispetto alla quale sono tutt’altro che subordinati. E’ lì che si consuma il vero scippo di denaro pubblico e del bene comune.

Non si tratta di fare dietrologie o congetture, ma semplicemente di non fermarsi all’evidenza, di non accontentarsi del primo indizio, troppo grossolano per spiegare tutto. La domanda che a tutti, allora, conviene porsi è se la casta sia davvero solo quella politica, se sia essa la più pericolosa.

La convinzione collettiva che lo sia può dipendere da un problema più serio, che è quello dell’abbattimento progressivo e intenzionale della cultura politica  e dell’etica nel nostro Paese, consumatosi negli ultimi vent’anni. Quasi senza accorgercene, complice anche certa tv, ci siamo un po’ tutti assuefatti a comportamenti che hanno progressivamente incrinato l’idea di Paese e di Comunità. Adesso ricostruirla non sarà facile.

La gravità della crisi economica ha dimostrato al mondo intero il ruolo cruciale che la politica deve tornare ad avere. Ma, se continuiamo a considerare i politici il male assoluto, sarà difficile chiedere loro di portarci fuori dal baratro. Forse, è arrivato il momento che facciamo tutti un po’ di autocritica: molti politici ai vari livelli istituzionali li abbiamo scelti noi, più o meno direttamente con il voto, e allora qualche colpa è anche un po’ nostra. Cominciamo a rimboccarci le maniche e facciamo quello che non è solo un diritto, ma anche un dovere: scegliere con più attenzione la nostra classe politica.

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