Il governo e la manovra economica: opinioni a confronto


Il governo e la manovra economica: opinioni a confronto
Proponiamo di seguito un confronto tra punti di vista diversi sul nuovo governo e sul suo primo decreto: lo scopo è offrire uno spunto per stimolare riflessioni ed il commenti, che aspettiamo.

Primo nemico: l’incertezza

Bisogna essere realisti: non ci sono alternative al governo Monti né alla manovra anticrisi varata. Il Paese è stato, e per certi versi ancora è, sull’orlo del baratro, e non si tratta di fare dell’allarmismo. Davanti a tanti commenti sui media stupisce che non ci si renda davvero conto di quanto siamo stati vicini a non pagare, ad esempio, gli stipendi di dicembre ai dipendenti pubblici.

E, del resto, sulla gravità della crisi è sempre stato chiarissimo il Presidente Napolitano. Il governo Monti è composto di persone capaci e perbene: possono fare molto per l’Italia, ma diamo loro il tempo oggettivamente necessario. La manovra poteva essere migliore? Poteva liberalizzare di più o essere più equa? Il rischio di default era troppo concreto e vicino: il governo doveva occuparsi di tirar fuori il Paese dall’orlo del precipizio e lo ha fatto con un’attenzione irrinunciabile ai saldi finanziari della manovra.

Ora confidiamo che gli sia data la possibilità di fare il resto. Il punto cruciale sarà il coraggio. Il governo Monti riuscirà a salvare l’Italia soltanto se avrà coraggio: ad esempio, il coraggio di rendere più flessibile il mercato del lavoro, in particolare del pubblico impiego.

Il nuovo governo saprà e/o potrà andare diretto agli obiettivi senza mediare sempre, pronto anche a scontrarsi con i sindacati e con i mille interessi particolari di questo Paese? Perché è così, e solo così, che potrà essere ridotta l’alea di incertezza che sta soffocando il Paese e solo così potrà non essere vanificata una manovra “lacrime e sangue”.

(F. Guarneri, imprenditore)


Il punto debole del governo Monti

Nel turbinio di commenti sul nuovo governo prima e sul pacchetto di misure dopo, il silenzio sarebbe stata la scelta più opportuna per tanti. Non perché non ci fossero cose da dire, ma perché costituiva poco più di un esercizio retorico dirle in quel momento. Primo punto: il governo Monti è un buon governo? Troppo presto per valutarlo seriamente.

Sicuramente è composto da ministri competenti. Che non vuol dire che essi siano necessariamente i migliori possibili, ma i migliori possibili in una situazione di emergenza come quella attuale. Probabilmente, una scelta più meditata sulla compagine governativa (ministri, viceministri, sottosegretari) avrebbe potuto evitare qualche nomina discutibile.

E non tanto per le singole persone in sé, essendo molte dotate di preparazione e capacità oggettive, quanto per gli innegabili conflitti di interesse che il nuovo ruolo ha generato. Secondo punto: le cosiddette misure anticrisi.

Una valutazione molto sintetica è che esse, belle o brutte che siano, appaiono inevitabili. L’Italia ha seriamente rischiato il default e senza quelle misure il rischio si sarebbe concretizzato.

Il vero punto, semmai, è che esse sono poco coraggiose, sbilanciate sul rigore a fronte di un’attenzione inadeguata all’equità e alla crescita.

(continua a leggere…)

(P. Caporossi, pubblicato su Europa, 20/12/2011)

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