Nuove regole per i mercati

 

Nuove regole per i mercati: l’occasione persa del 2008 e lo scenario attuale

Mentre si diffondono statistiche sugli indicatori macroeconomici che proiettano le ombre della recessione, ormai conclamata (Confindustria prevede un PIL italiano al -1,6% per il 2012), un dato – tra gli altri – balza all’occhio: il volume totale di derivati non regolamentati in essere nel mondo ammontava, al 30 giugno 2011, a 708.000 miliardi di dollari, segnando un aumento del 18%rispetto al semestre precedente [1].
Si tratta del maggior incremento dal 2009. Il trend è particolarmente interessante, rappresentativo di un mercato eccezionalmente vitale, in netto contrasto con l’illanguidimento di produzione e consumi.
Da considerare che i dati concernenti i derivati regolamentati, cioè quotati in una borsa, al settembre 2011 ammontavano a 26.300 miliardi di dollari circa: poca cosa rispetto a quelli non regolamentati che, evidentemente, piacciono molto di più. Se si pensa che a fine 2010 il PIL mondiale era pari a 63.040 miliardi di dollari a fronte dei 2.050 miliardi di dollari dell’Italia, non si può non concludere che l’economia dei derivati è di gran lunga  preferita a quella dei beni e dei servizi tradizionalmente intesi.
Perché parlarne ora? Nei primi giorni di dicembre ci sono stati attacchi speculativi sui titoli governativi, a tutti ben noti: l’aumento degli spread – e il crollo dei titoli di stato Italiani – è spiegato dalla drammatica perdita di fiducia, che, a sua volta, ha trovato pronta la speculazione. Va detto chiaramente che non sono gli speculatori in sé a dover essere messi sotto accusa, dato che si sono mossi nell’ambito delle regole di mercato, ma è ormai opinione condivisa che siano necessarie regole più efficaci per il mercato finanziario.

Le prime importanti regole sono nate negli anni ’30, sulla spinta della nota crisi che, per intensità e durata, costituisce a tutt’oggi un significativo termine di confronto. Ed è proprio in quella fase che si è iniziato a studiare come imbrigliare i mercati finanziari.

Tra gli strumenti concepiti allo scopo e ritenuti atti a ridurre la segmentazione tra i Paesi del bacino Europeo, e quindi la volatilità cui sono associate instabilità e ansia, figura certamente l’Euro, e per qualche tempo i mercati sono parsi auto-controllati. Tuttavia, l’attuale andamento degli spread creditizi e le dinamiche dei titoli di Stato, molto differenziate tra Paesi, dimostrano che l’efficacia dello strumento si è rivelata fallace e, forse, c’è da chiedersi se mai è esistita.

Unica nota positiva: i governi sono consci che si sono aperti seri problemi che non è più possibile ignorare. Occorre cambiare l’approccio: sino a ieri si promulgavano le regole che si aggiustavano poi; nel mondo di oggi esse vanno definite con precisione da subito e questo comporta un extra sforzo non indifferente.
Ecco il punto: regole, controllori, sanzioni, costituiscono un insieme inscindibile.
In questa fase, in cui l’attenzione per le politiche monetarie è altissima da parte di autorità che si adoperano per arginare e contenere gli effetti della crisi in atto, strumenti finanziari come i derivati trattati in così elevati volumi e con facilità di negoziazione (il mercato è liquidissimo) creano improvvisi flussi di capitale che sfuggono al controllo e generano turbativa nella pianificazione gestita dagli attori di politica monetaria.
È la stessa Commissione EU a sostenere, già nel 2009, che “la crisi finanziaria dell’ottobre 2008 ha messo in luce il carattere eccessivamente rischioso di certi prodotti finanziari quali i derivati. La Commissione ha quindi ritenuto necessario elaborare degli orientamenti in questo campo”.
L’enunciato è del dicembre 2009, quando la Commissione indirizzò al Parlamento una comunicazione sul tema derivati. Infatti, il G20 aveva da poco fissato una data – il 2012 – per la creazione di un organismo di vigilanza sovranazionale sul mercato globale: passo importante verso una miglior regolamentazione, a sua volta prerequisito per volumi e dinamiche più coerenti con le aspettative di stabilità e crescita.
Nel novembre 2010 segue la proposta della Commissione Eu, che ribadisce la richiesta di standard regolamentari per giugno 2012: vedremo se e come procederà.
Il fatto è che un organismo sovranazionale funziona bene se esiste un’architettura giuridica e normativa sovranazionale, cioè se i singoli Paesi sanno, o sono costretti a, superare gli interessi di parte; altrimenti meglio lasciar perdere.
Sino a poco tempo fa, non molto si è visto in questa direzione. È stata necessaria la ripresa violenta della crisi finanziaria nell’agosto 2011 perché il G20, riunitosi a Cannes il 3 novembre, riaffermasse la priorità del tema.
È emblematico: la lungimiranza appare trainata dalla manifestazione di crisi e di shock, mai in anticipo per una sana prevenzione.
Servono, quindi, statisti capaci di guardare avanti, molto avanti, e di tradurre in pratica dichiarazioni di volontà (quelle della Commissione Eu, ad esempio) superando la visione miope (perdita di posizioni forti e profitti a breve) per conseguire l’obiettivo mancato: una ragionevole stabilità.
Gli attori attuali saranno in grado di farlo? Visti i risultati, qualche dubbio è lecito. I tempi sono ristretti: occorre attendere ancora qualche mese per valutare, mentre la recessione continua. E se neanche stavolta riuscissero, si renderebbe concreto il rischio di una lunga marcia indietro.

 


[1] Statistiche Banca dei Regolamenti Internazionali

© 2013 Fondazione Etica.
Top