Cosa dicono i numeri

In un momento, come l’attuale, in cui lo Stato cerca di fare cassa in ogni modo possibile, sempre più spesso viene riproposta l’eventualità di un nuovo scudo fiscale, sulla falsariga di quello del 2009. I sostenitori di questo tipo di amnistia sostengono che in tal modo il Paese beneficerebbe di introiti considerevoli che altrimenti sarebbe difficile recuperare, mentre per gli evasori si tratterebbe, come al solito, di un buon affare: il condono 2009 prevedeva un’ammenda pari al 5% dei capitali scudati, il minimo della sanzione attualmente applicata all’evasione fiscale (tra il 5% e il 25%), nonché il beneficio di non pagare l’imposta sui redditi da capitale nel periodo in cui i medesimi erano depositati all’estero.

Secondo Banca d’Italia, il condono 2009 ha garantito l’emersione di circa 85,1 miliardi di Euro: 34,8 miliardi di Euro sono rientrati fisicamente in Italia, mentre 38,1 miliardi sono stati “regolarizzati”, ma i fondi sono rimasti depositati in banche estere. Indubbiamente, in tutti i tre precedenti di condono (2001, 2002, 2009) il fisco ha ottenuto delle entrate rilevanti, ma il condono non è certo la via per risolvere i problemi del Paese non solo dal punto di vista morale, ma anche e soprattutto da quello economico.

Sicuramente le implicazioni etiche non sono da minimizzare: lo scudo fiscale è un sistema che premia i furbi; esclude dall’imposizione tutti i redditi da capitale pregressi; impone una sanzione che è solo una tantum; la misura della sanzione è la minima possibile. Indubbiamente, poi, riproporre periodicamente scudi fiscali non può non incoraggiare, seppur indirettamente, l’evasione fiscale.

Quanto alle implicazioni economiche, va considerata innanzitutto la misura effettiva delle maggiori entrate realizzate dallo Stato. Limitando la nostra analisi al condono del 2009, il Governo stimava l’emersione in 300 miliardi di euro, quattro volte la somma effettivamente emersa di 85,1. Conseguentemente, a fronte di entrate fiscali preventivate in 15 miliardi, lo Stato italiano ne ha incassate meno di un terzo (4,3 miliardi di euro).
Se non la quantità, sarà almeno la qualità dei capitali rientrati a giustificare il perdurare dell’inclinazione italiana per i condoni fiscali? In Italia, infatti, ci si ostina a ripetere che il rimpatrio dei capitali avrebbe aiutato la crescita, ma non è stato proprio così. Effettivamente una buona parte dei fondi rientrati nel 2009 sono stati scudati da imprenditori che li hanno versati nelle casse delle proprie aziende, in difficoltà per la sfavorevole congiuntura economica e per la stretta creditizia in atto. Bisogna sottolineare, però, che i capitali effettivamente rientrati sono stati la minoranza: circa il 60% dei fondi scudati sono stati fatti emergere, ma lasciati in deposito presso istituti bancari svizzeri, lussemburghesi, monegaschi o sanmarinesi, beneficiando di quanto consentito dalla legge. Si tratta nello specifico di 11,87 miliardi di euro investiti in titoli azionari e di 19,74 miliardi investiti in obbligazioni: denaro che certamente non potrà contribuire molto allo sviluppo della nostra economia.

Un’ulteriore implicazione negativa dello scudo fiscale è riconducibile alla norma secondo cui, se il denaro rimpatriato viene utilizzato per l””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””acquisto di capitali azionari, esso mantiene il carattere di anonimato, mentre se è reinvestito in attività imprenditoriale ciò comporta la rinuncia alla riservatezza. È evidente che tale norma penalizza l””””””””””””””””””””””””””””””””utilizzo a fini imprenditoriali ed economici, mentre favorisce l””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””uso dei capitali scudati per accrescere le rendite finanziarie.

Da non sottovalutare, infine, il fatto che le amnistie fiscali possono trasformarsi in strumenti utili al riciclaggio di denaro sporco. Il condono 2009 prevedeva, infatti, l””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””anonimato, rendendo alquanto difficile investigare la lecita provenienza dei fondi. In sostanza, lo scudo ha garantito l’oblio anche per reati penali, quali ad esempio il falso in bilancio, e ha sollevato anche dall’obbligo di segnalazione di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio gli intermediari e i professionisti che ricevono le dichiarazioni (anonime) di rientro dei capitali.

Anche a non voler essere etici, dunque, per consentire al fisco di fare cassa vanno cercati strumenti economicamente più efficienti. Un esempio per tutti: nel 2009 la lotta all’evasione condotta dall’Agenzia delle Entrate ha fruttato 7,5 miliardi di Euro, un valore quasi doppio rispetto allo scudo fiscale attivo nello stesso periodo. Secondo KRLS Network of Business Ethics, nel nostro Paese si registra un’evasione di circa 300 miliardi di Euro all’anno: il dato non stupisce in un Paese in cui risultano censite 592.000 barche, di cui 94.000 yacht oltre i 10 metri (dei quali sei su dieci intestati a nullatenenti o a società di comodo) e in cui solo 3 italiani su 1.000 dichiarano di guadagnare più di 150 mila euro all’anno (l’86% dei quali sono dipendenti o pensionati).

Ora che i flussi di denaro sopra i 2.500 euro sono tracciati e grazie alla schedatura di tutti i cittadini italiani in vari database statali, regionali e provinciali, non sarebbe tecnicamente impossibile effettuare una serie di controlli incrociati per scoprire gli evasori fiscali. Ma certo la possibilità tecnica deve necessariamente accompagnarsi alla volontà politica di agire in questo senso. Come cittadini abbiamo il diritto di pretenderla.

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