Onida sul no al bilancio

«Una decisione corretta». È così che Valerio Onida giudica la decisione del Governo di porre la questione di fiducia dopo lo stop della Camera al rendiconto dello Stato per il 2010. Ma per il costituzionalista milanese ed ex presidente della Consulta quanto avvenuto martedì a Montecitorio non può essere ignorato visto che «i voti negativi sulle leggi di bilancio, vanno intesi come voti di sfiducia anche se formalmente non lo sono».

La Giunta per il regolamento della Camera ha deciso di interrompere l’esame del Ddl con il rendiconto 2010. Condivide questa scelta?
Ho dei dubbi sul fatto che la mancata approvazione dell’articolo 1 di una legge che ha un contenuto meramente ricognitivo come l’approvazione del rendiconto impedisca di approvare il rendiconto stesso. Ma al di là di questo mi sembra evidente il significato politico e politico-costituzionale di quello che è successo: nella storia del parlamentarismo quando non c’era la Costituzione un voto negativo sul bilancio era una tipica manifestazione di sfiducia. Ma poiché in un regime costituzionale il rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento è regolato dalla Costituzione ora bisogna seguire la procedura prevista dall’articolo 94. Però, ripeto, il significato politico del’accaduto non può essere ignorato.

Come giudica la decisione del Governo di sottoporsi a un nuovo voto di fiducia?
È corretto che il Governo chieda nuovamente la fiducia. Altrimenti il capo dello Stato avrebbe dovuto chiedere al presidente del Consiglio di farlo.

A questo punto l’unica soluzione è riproporre, ma in forma modificata, un nuovo Ddl con il rendiconto dello Stato. Ma come si fa a modificare un atto che dovrebbe essere soltanto formale?
Tecnicamente il rendiconto non è una legge autorizzativa, è piuttosto una legge ricognitiva. Se ci sono provvedimenti successivi che dipendono da esso c’è un condizionamento. Ma secondo me non ci sarebbero problemi a ripresentarlo nella stessa forma. Il ‘ne bis in idem’ non è un ostacolo, perché bisogna guardare alla sostanza. O il rendiconto è sbagliato, e allora si boccia, o è giusto e allora si può rivotare lo stesso testo. Se il Parlamento dice che il cielo è azzurro, lo è e c’è poco da fare».

Da Il Sole 24 Ore, 13 ottobre 2011

© 2013 Fondazione Etica.
Top