Noi vogliamo cambiare, noi firmiamo

Fondazione Etica aderisce al referendum sulla legge elettorale e sostiene la raccolta di firme, consapevole dei limiti e dei rischi che i due quesiti referendari comportano, ma convinta che non sia il momento di disdegnare, come molti fanno, quella che è, realisticamente, l’ultima chiamata per cambiare la legge elettorale in tempo per il 2013. Cambiarla dal basso, perché dall’alto è evidente la mancanza di volontà e convenienza al riguardo da parte di entrambi gli schieramenti politici.

Tra i rischi, il principale che i quesiti referendari corrono è che la Corte Costituzionale li dichiari inammissibili. Chi firma questo lo deve sapere: un referendum abrogativo, per sua natura, non può eliminare un’intera legge, ma solo parti di essa, in modo da evitare un vuoto legislativo in materia. Quindi, il Porcellum non può essere abrogato in toto, come il primo quesito referendario prevede. Né questo comporterebbe automaticamente far rivivere la legge elettorale precedente, il Mattarellum, come invece si sente ripetere in modo fuorviante. Neppure il secondo quesito referendario è immune dall’ipotesi di inammissibilità, perché propone un’abrogazione del Porcellum solo parziale, ma comunque tale da rendere la norma che rimarrebbe non immediatamente operativa, come la Corte Costituzionale richiede.

Ciò nonostante, la storia di questi giorni racconta altro: ai molti tavoli di raccolta organizzati spontaneamente nelle città italiane non ci sono tanto le bandiere di appartenenza quanto la fila dei cittadini che vogliono firmare. Poco importa se per un sistema proporzionale o maggioritario, e poco importa anche il giudizio finale della Consulta, tanto forte è la loro voglia di cambiare pagina nel Paese.

Per questo il referendum la sua prima battaglia l’ha già vinta, con una risposta popolare che non era scontata di fronte ai tanti avversari politici e ai pochi mezzi a disposizione. Ne tengano conto quanto siedono in Parlamento, anche qualora, per gli scarsi giorni a disposizione, le firme sfiorasse quota 500.000 senza raggiungerla: il messaggio per loro sarà comunque chiarissimo.

Noi vogliamo cambiare, noi firmiamo. Ai partiti resterà l’incombenza di raccogliere il segnale e di fare in Parlamento la scelta anche tecnicamente giusta.

© 2013 Fondazione Etica.
Top