Onida: Servono altre forme per finanziare i partiti

Intervista a Valerio Onida, presidente emerito della Consulta.

Basta parlare di macchina del fango, di superiorità morale, ogni volta la solita storia, non è credibile.
Piuttosto interroghiamoci e cerchiamo di agire per una politica più pulita e disciplinata.
Valerio Onida è considerato una delle facce nuove della buona politica. Presidente della Corte Costituzionale tra il 2004 e il 2005, professore di diritto costituzionale a Milano, è uno dei “responsabili” della rivoluzione milanese: candidato alle primarie ha ottenuto il 13,50% delle preferenze, ha poi appoggiato Pisapia e ora con “Città Costituzione”, associazione di cui è presidente, ha presentato una proposta di regolamento comunale sulle nomine pubbliche.

Presidente, oggi il segretario Bersani dice basta con la macchina del fango contro i! Pd e agita la possibilità di una class action da parte degli iscritti al partito, una sorta di risarcimento contro le accuse. Reazione opportuna?

Direi controproducente. Evocare la macchina del fango ogni volta che si è oggetto di accuse significa volér sempre buttare tutto in rissa. Nella solita lite continua tra buoni e cattivi dove però non è chiaro il confine tra i primi e i secondi. Insomma sarebbe preferibile attendere in silenzio il risultato dell’ inchiesta e lasciare che i giornali facciano la più ampia informazione. Voglio dire che evocare la macchina del fango ormai è solo inutile. Più in generale, lo è ancora di più invocare una superiorità morale dovuta all’appartenenza ad una parte politica piuttosto che ad un’altra.
E infatti il segretario del pd rivendica una diversità nella reazione politica alla notizia di un possibile coinvolgimento in un’inchiesta. Non certo “genetica cromosomica o antropologica”.

Questo è un passaggio importante. Bersani ha capito che ormai non ha più senso parlare di superiorità morale. Quello che conta invece è dimostrare di saper discutere politicamente su un problema. E fare scelte coerenti.

Penati si è dimesso, una scelta che segna la differenza, non crede?

Sì, anche se lo ha fatto in due tempi, prima si è autosospeso poi ha lasciato la vicepresidenza. Nel frattempo è passata una settimana. Comunque un passo necessario, un rischio che un politico, che riveste un ruolo pubblico, deve mettere in conto.

Bersani ha sollevato la questione di un diverso meccanismo di finanziamento dei partiti. Un buon punto di partenza per una politica più trasparente?

Questo è un terreno giusto e costruttivo su cui confrontarsi e chiamare le forze politiche a farlo perché va oltre la polemica “noi più bravi-voi più cattivi”. Ho letto con molto interesse la proposta di Bersani: occorrono forme più chiare e trasparenti nel finanziamento dei partiti e controlli sui loro bilanci.
Basta, ad esempio con questa forma di taglieggiamento per cui un partito chiede ai suoi eletti di versare una quota delle loro indennità. La politica tutta dovrebbe trovare insieme delle soluzioni.

A proposito di coerenza, che ne pensa del fatto che il senatore Alberto Tedesco, indagato per corruzione a Bari, ha evitato l’arresto grazie ai voti di Lega e Pdl e di qualcun altro che si è distratto anche tra i banchi del Pd e conserva il suo posto di senatore?

Il singolo parlamentare non può essere costretto a dimettersi in quanto è titolare del mandato avuto dai cittadini. Lo dice I’articolo 67 della Costituzione. Io, piuttosto, mi chiedo perché Tedesco sia entrato al Senato nel 2010.

(Tedesco, ex assessore alla. sanità in Puglia, diventa senatore quando il pd candida alle Europee Paolo Di Castro. Tedesco a quel punto è già indagato e arriva a palazzo Madama come primo dei non eletti).

Tra il 2004 e il 2005, secondo le ricostruzioni dell’inchiesta di Monza, Bersani avrebbe trattato con Marcello Gavio per la vendita alla provincia di Milano, all’epoca presieduta da Penati, del 15% dell’autostrada Milano Serravalle. ll prezzo dell’ operazione fu giudicato decisamente alto: 235 milioni. La buona politica prevede queste abitudini?

Posso dire che in generale va evitata ogni intromissione non solo di faccendieri ma anche dei partiti nelle trattative con i privati che riguardano scelte pubbliche, e quindi denaro pubblico, e che devono essere di esclusiva competenza di chi ne ha la responsabilità istituzionale.

L’Unità – 28.07.2011 p.5

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