Stato e Banche

La nostra proposta
1. Il quadro di riferimento comunitario
Il presente memorandum ha lo scopo di illustrare – in via necessariamente preliminare, provvisoria e sintetica – alcune possibili soluzioni astrattamente idonee, sul piano giuridico, a consentire l’erogazione di somme da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze (“MEF”) a favore delle banche italiane che versino in crisi di liquidità in conseguenza dell’attuale crisi finanziaria globale.
Il tema si inserisce nel quadro di riferimento tracciato, a livello comunitario, anzitutto dalla Posizione comune adottata dagli Stati membri dell’ECOFIN in data 7 ottobre u.s. (All. 1) e successivamente articolato ad opera della Commissione Europea con la Comunicazione della Commissione del 15 ottobre 2008 (All. 2).
Quest’ultimo documento, in particolare, nel determinare in via generale i requisiti che l’eventuale intervento da parte degli Stati Membri dovrà avere al fine di risultare compatibile con il quadro normativo comunitario in materia di aiuti di Stato (e, segnatamente, con l’art. 87 del Trattato ), ha fissato i seguenti principi fondamentali:
(i) generalità e astrattezza, ossia deve prevedere uno schema generale applicabile indistintamente agli istituti di credito che ne facciano richiesta e siano in linea con i requisiti richiesti;

(ii) provvisorietà o carattere temporaneo, ossia deve un termine per il ripristino di una situazione di normale concorrenza;
(iii) proporzionalità, ossia dovrà essere limitato a quanto strettamente necessario e comunque idoneo a minimizzare gli effetti c.d. di spill over derivanti dalla sua realizzazione.
Sempre in linea generale, la Commissione ha ipotizzato che l’intervento di sostegno possa assumere la forma, in via principale, di una concessione della garanzia dello Stato in relazione a talune passività finanziarie e, subordinatamente, di una partecipazione diretta dello Stato nel capitale delle banche; in ogni caso, di una garanzia sui depositi e di misure straordinarie per la liquidazione di imprese bancarie in crisi.
La Commissione ha inoltre elencato, in dettaglio, con riferimento a ciascuna ipotesi ( e in particolare alla prima) alcuni dei requisiti minimi in relazione a (i) requisiti soggettivi per l’applicazione delle misure di sostegno; (ii) contenuto dell’intervento della garanzia dello Stato; (iii) durata; (iv) limitazioni e (v) prevenzione di effetti distorsivi, che saranno richiamate di volta in volta in dettaglio nel prosieguo.
2. Le misure attuative nazionali
Come è noto, il Governo italiano ha ritenuto di far fronte all’emergenza finanziaria delle banche mediante due separati provvedimenti, relativi, rispettivamente, alla partecipazione dello Stato nel capitale delle banche e alla concessione della garanzia di Stato sulle passività delle banche stesse.
Si tratta, in particolare, dei seguenti decreti:
d.l. 9 ottobre 2008, n. 155, recante “Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali”;
d.l. 13 ottobre 2008, n. 157, recante “Ulteriori misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio”.
Sulla base dei precitati provvedimenti, e con riferimento precipuo al tema che ci occupa, del “finanziamento” alle banche, attualmente l’ordinamento italiano prevede essenzialmente tre modalità di intervento dello Stato a sostegno del sistema bancario, ciascuno con le caratteristiche di seguito elencate:
(i) aumento di capitale ex art. 1, comma 1, d.l. 155/2008: l’intervento avviene:

a. direttamente ad opera del MEF;
b. mediante sottoscrizione o garanzia dell’aumento di capitale (underwriting, e, dunque, sottoscrizione da parte dello Stato di quanto non sottoscritto da privati);
c. a favore di banche “che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d’Italia” ;
d. sulla base di un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata di almeno 36 mesi, che deve essere presentato per la deliberazione dell’aumento di capitale e, fino alla data di cessione delle azioni da parte del MEF, non può essere modificato senza il consenso di quest’ultimo (comma 4);
e. mediante sottoscrizione di azioni privilegiate nella distribuzione di dividendi rispetto a tutte le altre categorie di azioni;
f. con previsione di voto a favore del MEF in proporzione alla partecipazione sottoscritta (anche in deroga alle norme sul voto capitario);
g. con previsione di una decretazione regolamentare da parte del MEF, sentita la Banca d’Italia, in merito alla determinazione dei criteri, condizioni, modalità di sottoscrizione degli aumenti di capitale e concessione della garanzia statale (Articolo 5).

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