Legalità, territorio e trasparenza

LEGALITÀ, TERRITORIO, LOTTA ALLE MAFIE

In molte zone del paese, le organizzazioni criminali costituiscono una minaccia per la legalità e per la qualità della vita dei cittadini, piegano ai propri scopi le istituzioni democratiche, inquinano la società e l’economia. Inoltre, l’accumulo di ricchezze illegali, l’esercizio di forme di dominio sui soggetti più deboli, l’uso della violenza negano i più elementari diritti di cittadinanza.
L’influenza delle organizzazioni criminali ormai non è più limitata alle tradizionali zone d’insediamento.




Le enormi fortune acquisite con traffici illegalivengono reinvestite nei circuiti finanziari e penetrano nell’economia legale, nuove attività criminali danno vita ad un giro d’affari ‘sporchi’, si stringono patti perversi con ogni forma di potere occulto e con il sistema della corruzione.
Le mafie non sono dunque solo un problema di ordine pubblico, né costituiscono un pericolo solo per le regioni meridionali. Esse rappresentano la più forte insidia alla convivenza civile, alla saldezza e alla credibilità delle istituzioni democratiche, al corretto funzionamento dell’economia.
Esse impediscono lo sviluppo della democrazia e il pieno esercizio dei diritti dei cittadini. Il diritto al lavoro, all’istruzione, alla sicurezza, alla giustizia non potranno essere goduti da nessuno se non si sconfigge l’illegalità organizzata. In questa battaglia, in prima fila, vi sono i corpi dello stato, impegnati nell’azione di repressione. Ma al loro fianco, in questi anni, si è mobilitata gran parte della società civile, giovani, uomini e donne, numerose organizzazioni civiche. Un vasto e variegato mondo dell’impegno civile – riunito in questo convegno – che chiama le istituzioni, di ogni ordine e grado, a svolgere un ruolo di stimolo, di coordinamento e di sostegno all’azione di contrasto alla criminalità.
La confisca e l’uso sociale dei beni dei mafiosi è stata in questi anni uno strumento eccellente nella riaffermazione dell’interesse generale. Serve difendere e far funzionare al meglio questo strumento. E allo stesso tempo, chiedere l’attuazione della normativa mai applicata sulla confisca e l’uso sociale dei beni dei corrotti. Val la pena ricordare che entrambi questi provvedimenti sono stati il frutto di una iniziativa dei cittadini.
Ogni soggetto – civile ed istituzionale – può esercitare poteri e responsabilità nel comune impegno per la legalità.
L’appello riguarda tutte le istituzioni sia quelle centrali che quelle più vicine ai cittadini (Comuni, Province, Regioni, Comunità Montane), ma riguarda anche le organizzazioni civiche. L’obiettivo è quello di mettere sempre meglio insieme risorse e disponibilità – nella logica della sussidiarietà orizzontale – per costruire una classe dirigente capace di tutelare il bene comune che si chiama ‘legalità’.

TRASPARENZA E AMMINISTRAZIONE PUBBLICA


Abuso di potere, corruzione, illegalità, mancanza di trasparenza sono il filo conduttore delle notizie che – negli ultimi mesi – hanno toccato un intreccio perverso tra poteri silenziosi, corpi dello stato e pezzi del mondo politico. La Corte dei Conti, di recente, ha rinnovato l’annuale grido di dolore sull’Italia degli sprechi, del malaffare, dei reati contro la pubblica amministrazione. Le risorse pubbliche sottratte alla collettività dalla politica e dall’amministrazione colluse sono ingenti.
La reazione da parte del governo è stata quella di annunciare un nuovo provvedimento contro la corruzione che contiene una serie di strumenti – piano nazionale anticorruzione, osservatorio sulla corruzione, banca dati lavori pubblici ed esaltazione della trasparenza con l’utilizzo spinto delle nuove tecnologie – che dovrebbero aiutare a prevenire la corruzione nelle pubbliche amministrazioni. Una serie di misure riguardano la trasparenza dei procedimenti amministrativi “sensibili” (quelli cioè che hanno ad oggetto autorizzazioni, concessioni, appalti pubblici, erogazioni di benefici economici a persone o enti pubblici o privati, concorsi e progressioni di carriera). Una iniziativa importante che però rischia di essere contraddittoria con la volontà reale del mondo politico.
Il nodo da sciogliere resta sempre quello della trasparenza. Che significa anche abbassare le barriere all’accesso alle informazioni. Lasciare che i cittadini possano ‘ficcare il naso’ nell’azione amministrativa. Sapere se la propria pratica o la propria domanda vanno a buon fine senza bisogno di ‘mettere olio nel motore’. Accettare la valutazione civica dei servizi e l’intervento diretto nelle attività amministrative da parte dei soggetti interessati.
La trasparenza è una cosa seria. E’ uno degli elementi fondamentali grazie ai quali i cittadini possono chiedere conto alle istituzioni del loro operato, verificare la tracciabilità amministrativa degli atti, partecipare all’intero ciclo del policy making, pretendere il rispetto delle norme di legge e di comportamento. Solo così, in definitiva, si può pretendere l’accountability dei soggetti pubblici. In questo senso, è cruciale la valutazione civica dell’azione amministrativa: le esperienze in ambito sanitario e nei servizi di pubblica utilità ne sono l’esempio.
(Iniziativa Cittadinanzattiva con il patrocinio di Fondazione Etica)

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