Difendersi dai “mini Madoff”



Manuale di autotutela. Le crisi finanziarie favoriscono l’emersione di fenomeni patologici e di truffe negli investimenti.
Come evitare i «traditori» del risparmio. Le regole base della sopravvivenza.

di Stefano Elli (pubblicato da Il Sole 24 0re, 10/10/2010)

Nessun suggerimento sembra bastare. Nessun monito pare sortire il frutto virtuoso della cautela. Il pubblico indistinto dei risparmiatori, allettato da improbabili tassi civetta, persevera testardo ad affidare il proprio denaro a pseudo consulenti che, a pentole scoperchiate, si rivelano dei piccoli Madoff. I casi patologici di professionisti infedeli, si stanno moltiplicando come sempre avviene nei momenti di crisi. Non accade mai nei tempi di esuberanza borsistica. Accade sempre quando lo stagno della ricchezza si prosciuga. Quando il bisogno di denaro per le ordinarie necessità della vita costringe a liquidare i propri risparmi. Ed è proprio quello il momento in cui ci si accorge che i soldi che si pensavano al sicuro si sono al contrario volatilizzati.


Il canovaccio, lo schema, è sempre il medesimo: gli interessi dei primi arrivati vengono pagati con i capitali degli ultimi.


Solo una cosa sembra cambiare: le dimensioni dei “colpi”: sempre più piccoli ma più mirati. E c’è una ragione. Gli interventi del legislatore e della Consob nel corso degli ultimi anni hanno reso più complesso il coagularsi delle grandi organizzazioni truffaldine che calcavano le scene negli anni ’80. Quelle reti che, a strascico, dragavano il risparmio di grandi masse di persone piazzando titoli “atipici”. Non è un caso dunque che, oggi, le consorterie del malaffare finanziario operino in una nicchia non presidiata dalla vigilanza: quella del trading su valute. Non più crack sul modello dell’Otc, del gruppo Patrimonium, di Italfin: centinaia di miliardi (di lire) persi e migliaia di clienti coinvolti. Oggi la tendenza sembra essere più quella della “micro sòla” organizzata dai battitori liberi della truffa. Di recente si è dato il caso di alcuni “consulenti” che proponevano strumenti con “rendimenti” dal 3 al 10% trimestrali. Un’esagerazione sin troppo evidente, una “sparata” da bar sport. Nonostante ciò ad abboccare sono stati in tanti. Ecco dunque un primo consiglio operativo: «Occhio ai rendimenti promessi – spiega Giuseppe D’Orta, esperto dell’Aduc, associazione difesa utenti e consumatori – È del tutto evidente che in una fase come quella attuale una tale sproporzione di performance tra gli strumenti finanziari offerti e, per esempio, i rendimenti dei titoli di Stato non può non fare suonare campanelli d’allarme». Dunque meglio fare un passo indietro. Se però il peccato è «di gola», se proprio ci si fa prendere dall’acquolina del ventilato guadagno, una cosa va evitata: «Mai e poi mai – si accalora D’Orta – si dovrà versare l’intero capitale disponibile». In uno dei casi esposti nell’articolo in basso uno dei clienti ha perso l’intera liquidazione: 180mila euro. Obiezione del cliente: «Ma la professionista che mi ha raggirato era sul mercato da diversi anni, e da anni gestiva gli investimenti di un mio parente». Non importa. Se il rendimento offerto è troppo generoso dubitare diventa un dovere nei confronti della propria intelligenza. E se, comunque, si decide di dare fiducia che, perlomeno, non sia incondizionata. E le “riserve strategiche” le si mettano al sicuro. Particolare attenzione, poi, va posta alla documentazione che periodicamente viene inviata: estratti conto, attestazione di ordini, saldi. La falsificazione di documenti, per chi ha un po’ di dimestichezza con i computer, è diventata un gioco da ragazzi: basta una fotocopiatrice, del bianchetto e uno scanner. In quasi tutti i più recenti casi di investimento tradito ai clienti sono stati consegnati moduli, attestazioni, documenti fasulli. In genere chi distribuisce i moduli apocrifi si guarda bene dallo stamparli su carta intestata. Sarebbe troppo facile per il cliente telefonare alla sede e smascherarlo. Attenzione anche a internet: in almeno una delle ultime truffe scoperte dalla Guardia di Finanza sono stati aperti dei siti web. I clienti, dotati di password, avevano la possibilità di accedere al proprio conto e verificare le proprie giacenze. Peccato che fosse tutto falso. Sito, conto e soprattutto giacenze. Dunque un’altra buona regola è la verifica personale della propria situazione. E una volta caduti nella trappola? A quel punto occorre mettere da parte la naturale “vergogna” di chi si sente, oltre che alleggerito nel portafoglio, umiliato nell’amor proprio. Occorre reagire psicologicamente e concretamente al trauma senza indugiare e rivolgersi o alle organizzazioni attive sul territorio o a dei legali specializzati.

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