Fondo Innovazione Sociale: lo spieghiamo ai Comuni

Progettare l’innovazione a impatto sociale

L’Avviso Pubblico del Fondo Innovazione Sociale come opportunità di miglioramento e investimento per i Comuni

  1. Politiche sociali: serve un salto culturale 
  • Il contesto

Sino a oggi le politiche sociali sono state considerate come un costo, qualcosa di cui un governo, locale o nazionale, deve occuparsi inevitabilmente per mantenere una soglia accettabile di equità e coesione all’interno della comunità, evitando squilibri e tensioni sociali. Fare assistenza agli anziani, occuparsi dei disabili, reintegrare gli ex-tossicodipendenti, accudire i malati a lunga degenza, etc.., sono esempi di interventi pubblici necessari, ma normalmente concepiti come spesa corrente per pochi, sottratta agli investimenti per tutti.

Questo approccio, che di fatto contrappone politiche sociali e politiche di sviluppo, si è rivelato inadeguato: oggi i bisogni sociali incomprimibili (salute, educazione, etc…) non solo sono in aumento, ma hanno raggiunto proporzioni che nessun governo può pensare di gestire con l’approccio assistenzialista del passato, né, tanto meno, con quello liberista.

I numeri che descrivono la crescita dei bisogni sociali, infatti, sono allarmanti: l’Istat ha certificato che nel 2017 la percentuale degli Italiani in povertà assoluta ha superato l’8%, corrispondente a oltre 5 milioni di persone. Non solo. Sono cresciuti anche gli individui in povertà relativa: oltre 9 milioni, pari a più del 15% della popolazione italiana.

Si tratta complessivamente di quasi 15 milioni di Italiani in difficoltà: è chiaro che nessuna delle politiche adottate sin qui è in grado di far fronte a questi numeri, con le conseguenze nefaste che è facile prevedere per la tenuta della società.

  • La prospettiva

Per cambiare rotta seriamente e rendere le politiche sociali innovative, e quindi efficaci, il primo passo da fare, di sicuro il più difficile, è culturale. Si sta facendo strada, infatti, un modo nuovo di intendere e finanziare le politiche sociali, non più come un obolo da pagare per non lasciare indietro le persone cosiddette svantaggiate, ma, al contrario, come uno strumento per creare coesione sociale e, quindi, crescita economica nelle città e sui territori. Se si riesce a far passare questo concetto oggi, sarà automatico domani considerare il denaro pubblico destinato al sociale non speso per pochi, ma investito per tutti.

Non si tratta di un’idea astratta, né tanto meno utopica, ma di una modalità innovativa e concreta di fare politiche sociali, basata su un percorso già avviato in diversi Paesi avanzati, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e al Canada. L’Italia, dunque, non deve partire da zero, ma riprendere e adattare gli esempi positivi realizzati all’estero con l’obiettivo di non limitarsi a tamponare le emergenze, ma di prevenirle. È quella che si chiama innovazione a impatto sociale, partita da tempo da una parte all’altra del globo.

In Italia, il legislatore ha intuito l’importanza di agganciarsi al treno dell’innovazione anche in ambito sociale e con la legge 106 del 2016 ha fornito la cornice normativa e gli strumenti operativi su cui sindaci e governatori di regioni possono contare per cominciare a cambiare il modo di progettare le politiche sociali e di reperire risorse per esse.

  1. Cosa sono la Social Impact Innovation e il Social Impact Investing
  • L’innovazione a impatto sociale

Il ragionamento che sta alla base delle politiche pubbliche a impatto sociale è semplice. Il governo locale, come quello nazionale, ha a disposizione sempre meno risorse finanziarie, ma, al contempo, deve fare i conti con un’altra evidenza: se non spende oggi per i bisogni incomprimibili della comunità (salute, educazione, etc…), si troverà a spendere di più domani a causa, ad esempio, dell’esplosione di disordini sociali, conseguenti a povertà e marginalità non risolte.

La soluzione tentata sin qui, generalmente, è stata quella di delegare la gran parte dei servizi sociali al mondo no-profit, che, a sua volta, però, lavora grazie a fondi pubblici o a donazioni private. Ma i fondi pubblici – si è detto sopra – si sono assottigliati, mentre le donazioni private non bastano più a causa dell’alta domanda. Questo significa che le no-profit saranno sempre meno in grado, a loro, volta, di garantire servizi adeguati.

È qui che si inserisce la Social Impact Innovation. Cosa c’è di innovativo?

Innanzitutto, la terminologia: l’innovazione diventa a impatto sociale quando una politica è pensata e realizzata in modo da produrre un beneficio non solo per il singolo bisogno o emergenza, ma per l’intera comunità. Nel rimettere a posto un immobile pubblico abbandonato, ad esempio, a beneficiarne è non solo chi lo userà, ma l’intero quartiere, perché saranno promosse iniziative, verranno attratte persone, sarà prodotta ricchezza, aumenterà il senso di sicurezza.

In secondo luogo, gli attori. Nella finanza a impatto sociale il pubblico e privato non sono più visti come alternativi, né tanto meno come contrapposti. E neppure si limitano a un rapporto a due: ente pubblico, da un lato, e soggetto privato, dall’altro. L’innovazione a impatto sociale comporta mettere insieme più attori: l’istituzione pubblica, l’investitore privato/soggetto finanziario, il filantropo, il soggetto no-profit, il valutatore. Nessuno di loro può pensare di far fronte ai bisogni sociali dei prossimi anni da solo: per essere più efficaci, devono imparare a progettare, finanziare e lavorare insieme, con lo scopo di produrre un impatto sociale davvero significativo.

In terzo luogo, l’intenzionalità e la misurabilità: le politiche a impatto sociale devono essere pensate sin dall’inizio con l’intenzione di produrre un impatto a largo raggio e, soprattutto, un impatto misurabile.

  • Gli investimenti a impatto sociale

C’è un quarto aspetto che distingue l’innovazione a impatto sociale: la modalità di reperire le risorse finanziarie.

La grande liquidità privata presente anche in Italia è alla ricerca di investimenti in infrastrutture sociali, dalle scuole agli ospedali, dal recupero di immobili in disuso alla rigenerazione di intere aree, urbane e non. Per attirare quella liquidità occorre che le Amministrazioni locali imparino a progettare interventi sociali sostenibili, cioè che siano in grado, nel tempo, di camminare con le loro gambe anche dal punto di vista finanziario e, così, remunerare in modo paziente gli investimenti privati. Interventi che, come detto sopra, devono anche essere misurabili: come ogni progetto serio e che voglia incidere, devono procedere per stati di avanzamento con valutazione intermedia e finale non solo dell’obiettivo raggiunto, ma anche dell’impatto prodotto a largo raggio.

Ecco perché dall’innovazione a impatto sociale si sono generati i cosiddetti investimenti a impatto sociale.

Si tratta, come è evidente, di progetti, se non difficili, certamente complessi. Sia perché coinvolgono molti soggetti diversi, sia perché richiedono anni.

Vale la pena, però, imparare e provare con serietà, se non si vuole restare chiusi entro i confini sempre più ristretti delle elargizioni a fondo perduto, che sono importanti, ma che portano poco lontano: denaro pubblico o privato, che basta appena a ristrutturare l’ennesima casa cantoniera, aprirne i battenti con volontari sorridenti, strappare qualche titolo di giornale, per poi ritrovarsi, dopo qualche anno, ad assistere a un nuovo declino dell’immobile per mancanza di nuove risorse.

L’innovazione e gli investimenti a impatto sociale costituiscono, dunque, una sfida per tutti – attori pubblici e privati – che nessuna Amministrazione può permettersi di perdere, se tiene alla coesione, all’equilibrio e alla crescita della propria comunità.

  1. Il Fondo di Innovazione Sociale per i Comuni e la proposta di Fondazione Etica
  • L’avviso pubblico del FIS

Nei progetti a impatto sociale lo Stato e le Amministrazioni locali smettono i panni di finanziatori e assumono quelli di partner, svolgendo un nuovo ruolo di promotori di progettualità, di coordinatori e di collettori di strumenti di finanziamento, da quelli pubblici a quelli privati (non solo filantropici, ma anche di fondi di investimento istituzionali e privati).

È qui che interviene il Fondo Innovazione Sociale, istituito con la suddetta Riforma del Terzo Settore, e ora attivato presso il Dipartimento della Funzione Pubblica. Il Fondo, infatti, offre un’opportunità importante: finanzia i progetti che vedono come promotore un Comune capoluogo di provincia e che mirano a realizzare un progetto di innovazione a impatto sociale. Non deve trattarsi, però, di un progetto una-tantum, ma di una prima sperimentazione sul territorio di quella modalità nuova di fare politiche sociali di cui si è detto sopra. In altri termini, il progetto deve sviluppare e consolidare la capacità amministrativa del Comune in tale nuovo ambito.

Il Fondo finanzia quei progetti in cui il Comune è in grado di attivare anche soggetti finanziatori privati, oltre a soggetti no-profit e soggetti valutatori.

  • La proposta di Fondazione Etica

Come Fondazione Etica abbiamo impegnato tempo, risorse e competenze, per studiare e costruire questo tipo di progettazioni a impatto sociale.

Al fine di rendere più comprensibile la loro utilità e la grande potenzialità che contengono, abbiamo avviato, nel 2016, un progetto sociale ed economico con le caratteristiche generali proprie della Social Impact Innovation, meglio descritte nell’allegato.

Mettiamo adesso a disposizione la nostra preparazione ed esperienza per quei Comuni che vogliono partecipare all’Avviso Pubblico del Fondo Innovazione Sociale, ma non hanno ancora maturato quella capacità amministrativa richiesta dall’Avviso medesimo.

© 2013 Fondazione Etica.
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