Legalità: in Italia tante leggi ma resta un problema

Nel suo intervento, intitolato “Regole per una nuova politica istituzionale”, Bazoli ha iniziato ricordando che «il sistema istituzionale del nostro paese viene da tempo percepito come un sistema vecchio, opaco, inefficiente. Come tale, esso finisce per essere un freno allo sviluppo del Paese, e particolarmente della sua economia». Il professore bresciano ha parlato di istituzioni «avvertite come antagonista, quasi un ostacolo» dal mondo civile ed economico. Si tratta di «un quadro complessivo non incoraggiante» anche se «non nuovo» visto che già trent’anni fa Giuseppe Di Palma affermava che il problema dell’Italia è quello di un Paese che «sopravvive senza governare». Una formula che secondo Bazoli andrebbe tradotta in «un Paese che sopravvive perchè non governa». «Il non governo – si legge nell’intervento – è stato ed è, al tempo stesso, il male e il rimedio del nostro Paese. Per decenni le classi dirigenti si sono trovate d’accordo, di fatto, nel non assumersi la responsabilità di scelte strategiche e di riforme complessive». Il contrasto con la grande produzione di norme «è solo apparente» perchè il Parlamento «nella maggior parte dei casi» produce norme non generali, ma «leggine, se non leggi ad personam». Bazoli paragone L’Italia al calabrone: «il nostro Paese sembra sempre sul punto di sprofondare, proprio come un calabrone, ma poi, contro ogni evidenza e logica, si risolleva e continua a volare. Senonchè vola »in basso«. Questa situazione però »non è più accettabile, soprattutto dopo due anni di crisi finanziaria ed economica«. »Il nostro Paese – ha aggiunto – ha bisogno di riforme, di riforme importanti, che svecchino le istituzioni, che le modernizzino«. Anche senza dover procedere a »grandi riforme« ci sarebbero alcuni »punti sensibili del sistema istituzionale su cui sarebbe prioritario intervenire« e che non richiederebbero uno sforzo eccessivo dal punto di vista normativo. Quali? Bazoli indica la necessità di »portare trasparenza, sia nelle decisioni sia nei flussi finanziari«, »individuare chiaramente le responsabilità nella catena decisionale«, »evitare la sovrapposizioni di ruoli e il cumulo di incarichi, che sono spesso forieri di pericolosi conflitti di interessi«, »ripensare i meccanismi di selezione delle classi dirigenti sulla base del merito e della competenza,favorendo il ricambio anche generazionale e di genere«.

© 2013 Fondazione Etica.
Top