A proposito di sviluppo sostenibile

Si è concluso il 7 giugno, alla Camera dei Deputati, il primo Festival dello Sviluppo Sostenibile: oltre due settimane di lavori itineranti sul territorio nazionale che hanno coinvolto istituzioni, aziende e individui. E’ in questa cornice che si è svolta a Milano la giornata “Aziende e finanza 2030: il motore dello sviluppo sostenibile”, in cui sono stati presentati interventi di chi è riuscito a creare imprese e mercati con risultati positivi applicando criteri di sostenibilità a tutti i livelli.
Non a caso si è scelto Milano per dibattere di un tema di grande attualità: il ruolo della finanza nel supporto alla crescita sostenibile. Proprio in questa città, precisamente all’Università Cattolica, è stato presentato a maggio 2017 il primo Master in Finanza Sostenibile, volto a dare concretezza manageriale e un senso pratico ad un rapporto non semplice da analizzare, quello tra i benefici per l’investitore e l’utilità per la società nel suo complesso.
Nel capoluogo lombardo esiste già una apprezzabile capacità di attrarre grandi operatori, dalle banche nazionali ed internazionali, alle multinazionali, agli investitori istituzionali. Esiste anche una comprovata sensibilità allo sviluppo sostenibile: secondo l’indagine I City Rate di Forum PA, Milano guida la classifica delle smart city italiane, mostrando performance migliori per produttività, numero di imprese green, offerta di trasporto pubblico e locale, rimanendo ancora al palo, invece, per ciò che concerne legalità e ambiente.
Va detto, però, che Milano risulta vincente rispetto a una realtà domestica piuttosto deludente, che ha visto, negli ultimi anni, scarsi progressi o addirittura – come nel caso della mobilità sostenibile – un peggioramento, dal momento che l’offerta di posti-km pro-capite nel trasporto pubblico locale è diminuita in tutto il paese.
È, quindi, da considerare un buon punto di partenza la dichiarazione d’intenti sottoscritta dalle principali associazioni imprenditoriali lo scorso 1° giugno: non solo viene condivisa la visione per un futuro sostenibile contenuta nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, ma anche annunciato l’impegno ad avviare un percorso concreto. La stessa dichiarazione richiama all’ordine il Governo, ricordando la necessità di adottare al più presto la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, anche attraverso il coinvolgimento delle Pubbliche Amministrazioni.
I cambiamenti in atto nei paradigmi economico-sociali richiedono, infatti, che ogni azione sia inquadrata in una visione strategica e che tale visione sia supportata ai massimi livelli istituzionali. Ecco perché sarebbe importante la costituzione di un Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile o, in alternativa, l’ulteriore ampliamento del perimetro di competenze nel CIPE, attribuendogli un ruolo guida nell’attuazione della visione.
Altrettanto importante è il coinvolgimento di Regioni e Comuni: come dimostra l’esempio di Milano, si possono conseguire importanti risultati grazie all’azione efficace, anche se circoscritta e locale, di amministratori lungimiranti. Ma le singole iniziative, seppur positive, perdono efficacia se non esportate in altre aree del Paese.
Se è vero che i mezzi finanziari provengono più spesso dal privato, è altrettanto vero che un cambiamento così importante non può realizzarsi senza quella cornice istituzionale che solo il pubblico può creare. La parola è ora al Governo e alla prima promessa: l’aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, cui dovrà seguire un concreto piano di azione.

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