Due incentivi anticorruzione

Il legislatore italiano ha fatto passi avanti sulla prevenzione della corruzione: a mancare ora è soprattutto la piena attuazione delle norme approvate e, ancor più, la loro corretta interpretazione. Come ha scritto Anac nelle suddette Linee Guida, lo spirito del decreto 97/2016 è chiaramente quello di garantire che “il diritto all’informazione sia generalizzato e la regola generale la trasparenza, mentre la riservatezza e il segreto le eccezioni” (par. 2.1).

Di fronte ad Amministrazioni che, in maggioranza, cercano di ridurre al minimo lo sforzo attuativo sulla trasparenza, cogente dal 2009 e ancor più dal 2013, è realistico dubitare che adesso quelle stesse possano fare diversamente solo perché lo chiede una nuova norma.
Né può incidere molto il deterrente del controllo da parte di Anac, la quale, contrariamente a quanto creduto dall’opinione pubblica, lavora prevalentemente a campione: un controllo sistematico sulla trasparenza e anticorruzione di tutte le PA, infatti, richiederebbe risorse ingenti, di cui Anac non dispone.

Partendo non da “come dovrebbe essere” ma da “come è realmente” la situazione, come si può realmente rendere le PA trasparenti, e quindi conoscibili, quindi valutabili, quindi migliorabili?

I fatti dimostrano che serve non tanto un deterrente (una norma, un controllo, una sanzione), quanto un incentivo: una motivazione concreta che convinca un Comune o un Ministero ad essere trasparente, integro e performante come il dettato normativo esige. Ne proponiamo due.

  • In un futuro, che speriamo prossimo, l’incentivo dovrebbe essere finanziario.

Il Comune che è trasparente, integro e performante dovrebbe ricevere più trasferimenti dallo Stato e/o più finanziamenti da Cassa Depositi e Prestiti rispetto al Comune che non lo è.
In questo modo, la trasparenza diventerebbe conveniente, così come l’efficienza.

  • In attesa che quel futuro diventi presente, c’è un altro incentivo in grado di convincere le Amministrazioni ad attuare il decreto trasparenza: è quello reputazionale.

Se un Comune è trasparente ed efficiente e quello accanto no, quest’ultimo potrebbe perdere il consenso dei suoi cittadini. Nel caso in cui ad essere valutati siano, ad esempio, tutti i Comuni capoluogo di provincia, dalla comparazione scaturirà una classifica in cui nessun Comune vorrà risultare agli ultimi posti ed essere messo all’indice dai media. È presumibile che, l’anno seguente, ogni Comune cercherà di guadagnare una posizione migliore in graduatoria.

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