Un libro per andare oltre le critiche e il “come si dovrebbe fare”

Pubblichiamo di seguito l’introduzione al nostro libro “Come rendere efficienti e trasparenti le Amministrazioni Pubbliche – Primo Rapporto sui Comuni tra luoghi comuni e sorprese” in corso di pubblicazione con Rubbettino Editore.


Sui Comuni, sulle Regioni e, in generale, sulla Pubblica Amministrazione (PA), assistiamo da tempo a un dibattito contraddittorio: da un lato, sentiamo parlare di inefficienze, sprechi e corruzione; dall’altro, di smart cities, open data, e-government, freedom of information act, etc. Termini inglesi molto di moda, che, però, rischiano di suonare vuoti, o persino beffardi, quando riferiti a molti dei Comuni o dei Ministeri italiani: come chiedere di scrivere un tema a chi si rimprovera di non conoscere la grammatica.

Il dubbio, allora, è che dietro le formule “smart” e “open”, continuamente evocate in convegni e pubblicazioni, si celino poco più che slogan: altrimenti, le Amministrazioni malate avrebbero dovuto essere guarite già da tempo. Poiché, invece, se ne continua a discutere, significa che le ricette sin qui adottate non hanno funzionato.

Né potrebbe funzionare una nuova legge: sono già molte – forse troppe – quelle approvate nel tempo, che spesso si sono semplicemente sommate a quelle vigenti, dando vita a un assetto normativo complessivamente disordinato e confuso sulla Pubblica Amministrazione.
Il risultato è che sono rimaste in ombra anche norme di valore, dalla riforma Brunetta del 2009 a quella Madia del 2015, passando dalla legge anticorruzione n.190 del 2012 al decreto trasparenza n.33 del 2013 e al cosiddetto “Freedom of Information Act” (Foia) del decreto n.97 del 2016. Norme di cui la maggior parte dell’opinione pubblica ignora l’esistenza.

Serve, dunque, cambiare strategia e cercare, prima ancora di una diversa terapia, un diverso strumento diagnostico. Diciamolo chiaramente: ad oggi, nessuno, nemmeno il Governo, ha la fotografia esatta dell’universo PA. Si tratta, infatti, di un universo molto vasto ed eterogeneo, che comprende 20 Regioni, oltre 8.000 Comuni, 13 Ministeri, oltre 100 Asl, migliaia di Enti Pubblici e Società partecipate. L’unica fotografia disponibile, e anche questa non del tutto nitida, si limita ai bilanci, grazie principalmente al lavoro del Mef, del Ministero dell’Interno e della Corte dei Conti.

Il punto, allora, non è la terapia e nemmeno la diagnosi: sulla PA siamo ancora all’anamnesi.

Fuor di metafora, se si vogliono affrontare efficacemente gli annosi problemi della Pubblica Amministrazione bisogna tornare indietro e ripartire dal blocco di partenza, che consiste nel riuscire a tracciarne una radiografia completa.

Tutto il resto, dalla diagnosi alla terapia, viene necessariamente dopo.

Conoscere per valutare: un concetto semplice, persino ovvio, ma che i fatti dimostrano essere stato ignorato nel percorso riformatore della burocrazia italiana. Del resto, alla base dell’immenso potere acquisito da quest’ultima, c’è proprio il patrimonio conoscitivo: le informazioni che, ad esempio, i vertici amministrativi vantano su quelli politici, hanno consentito una prevalenza di fatto dei primi sui secondi, oltre che una sostanziale impermeabilità ai tentativi di innovazione del legislatore.

Ripartire da documenti, dati e informazioni su Comuni, Regioni, Ministeri, è una strada faticosa e poco attraente, almeno mediaticamente, ma, per quanto spiegato, ineludibile.

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