Le imprese investono?

È tempo di legge finanziaria, in Italia, e allora vale la pena tornare sul tema degli investimenti che le imprese effettuano in beni capitali (il c.d. capitale fisso), cioè nei beni che sono strumentali all’attività produttiva. Va da sé che un’impresa sana, in crescita, innovativa, investe in beni strumentali che le permettono di produrre meglio e di più.

Quali sono i dati per il nostro Paese? Prima del 2008 il valore complessivo dello stock di capitale fisso (al netto della perdita di valore, l’ammortamento) cresceva annualmente in media del  5%. I nuovi investimenti compensavano la perdita di valore di quelli già effettuati e si aggiungeva, tramite nuovi investimenti, ulteriore capacità produttiva.

Il grafico sotto riportato evidenzia chiaramente come negli ultimi tre anni il valore del capitale netto sia andato costantemente riducendosi, mostrando una  flessione complessiva di circa l’1%,  concentrata specialmente su impianti, macchinari e fabbricati non residenziali, cioè i tipici strumenti con cui l’impresa produce beni e servizi.

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Il dato rivela, dunque, che le imprese investono sempre meno: del problema si discute molto, non solo in Italia, ma mancano ancora soluzioni strutturali. Eppure, le azioni della Banca Centrale Europea avevano l’obiettivo proprio di favorire la diffusione di una grande quantità di ricchezza e consentire di indebitarsi a tassi bassissimi.

Questo, positivo da un lato, è negativo dall’altro, comportando, nel tempo, l’eccessiva finanziarizzazione dell’economia. La finanza, infatti, è eccessivamente scollegata dall’economia reale, dal momento che per ogni dollaro di PIL mondiale (73 miliardi) si hanno circa 11 dollari di attività finanziarie, derivati compresi (775 miliardi).

 

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La circolazione di attività finanziarie, nel corso degli anni, è cresciuta in modo abnorme, giungendo ad un volume di ricchezza che non ha più nulla a che vedere con le attività reali. Come dire che esistono oggi occasioni di investimento capaci di generare ricavi non provenienti da investimenti in conto capitale (beni produttivi per le aziende),  produzione (vendita di beni o servizi), consumi (acquisti da parte dei consumatori), investimenti immateriali (istruzione, tempo libero), ma da attività puramente finanziarie.

Al contrario, l’obiettivo di un buon governo dovrebbe essere, invece, quello di favorire gli investimenti nell’economia reale. L’impressione, invece, è che i governi siano in qualche modo condizionati da una economia ormai finanziarizzata, sempre più preponderante anche nel condizionare scelte politiche.

 

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