Cosa manca per la ripresa

Ci interroghiamo spesso sull’Europa e sul suo futuro, memori delle attese positive che si erano create prima del 2008, quando si pensava che andasse sempre tutto bene. Recentemente, nella sua visita a Cameron, Obama ha espresso forti preoccupazioni sulla stabilità Europea: quando Obama dice che l’America vuole un’Europa unita lo fa con un senso di urgenza perché gli Stati Uniti hanno bisogno di un’Europa forte per contrastare le sfide geopolitiche cui stiamo assistendo.

Lo scenario è però davanti agli occhi di tutti:

  • populismo dilagante che ha portato alla ribalta governi di estrema destra (la Polonia e il recente caso Austria),
  • rischi di uscita della Gran Bretagna dall’Euro,
  • barriere commerciali transatlantiche intatte,
  • allarme rifugiati e chiusura delle frontiere.

Inoltre, l’economia stenta a decollare e su questo fronte si sta lavorando, ad opera ancora di Mario Draghi. Sino ad oggi la Bce ha agito lavorando sulla cinghia di trasmissione Bce-banche-famiglie/imprese: con una serie di operazioni fornisce di liquidità alle banche incentivandole a fornire più credito a famiglie e imprese, per incentivare queste ad aumentare consumi e investimenti. La Banca centrale europea le sta provando tutte: a marzo 2016 ha potenziato l’acquisto di titoli in mano a privati (da 60 a 80 miliardi di euro al mese), ha portato il costo del denaro a zero e il tasso sulle riserve in eccesso depositate a fine giornata dalle banche nel conto in Bce a -0,4% (disincentivo a mantenere cassa senza fare prestiti) .

Così facendo, per la prima volta l’area euro è entrata nell’era dei tassi negativi: i bond tedeschi viaggiano sottozero fino a 9 anni, i Btp fino a 2 anni. Situazione che non fa contenti i risparmiatori (i cui investimenti rendono sempre meno) e i debitori (che con un po’ di inflazione pagherebbero meno); non fa contenti neppure fondi e assicurazioni che hanno venduto prodotti con rendimenti minimi garantiti, oggi difficilmente ottenibili senza rischio.

In tutto ciò, la domanda (famiglie e imprese) non sta dando segni di risveglio. Lo si vede dall’inflazione che a marzo nell’area euro si è attestata a zero. E le prospettive a 5 anni attendono un’inflazione all’1,4% nel 2021, sotto l’obiettivo «inferiore ma vicino al 2%» della Bce. Eppure Draghi ce la sta mettendo tutta.

Così si arriva alla recente proposta, formulata anche nell’ultimo incontro del Fondo Monetario Internazionale, di introdurre il cosiddetto “Helicopter drop” che significa, letteralmente, la distribuzione di danaro dalle banche centrali direttamente ai cittadini. Per far arrivare i soldi a famiglie e imprese secondo alcuni non resterebbe che quest’ultima, disperata via: dare più soldi a cittadini e imprese tagliando le tasse. Finanziando questa operazione attraverso creazione di moneta da parte delle banche centrali diretta ad acquisti di debito pubblico.

E’ l’ultima carta, ma è anche una certezza: che la Bce è, oggi, l’unico autorevole soggetto europeista convinto, che non desiste dall’obiettivo di salvaguardare un’istituzione sempre più fragile: “il 2016 non sarà meno impegnativo dell’anno appena passato per la Bce”, ha recentemente affermato Draghi, che continua: “altre politiche devono agire a loro volta per garantire un miglioramento sostenibile e duraturo delle prospettive economiche”.

Persino Draghi, dunque, inizia ad avere qualche dubbio: l’iperattivismo sul fronte banche-economia non trova alcun riscontro sul fronte politico, impegnato a mere dichiarazioni di retorica. Non è solo il governatore della Banca Centrale Europea: anche noi iniziamo a condividerli quei dubbi.

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