Concentrazione di ricchezza, un ostacolo allo sviluppo

slideNell’attuale fase di grande incertezza nel contesto economico e geopolitico mondiale, un fenomeno, tra i tanti, merita attenzione: la costante concentrazione della ricchezza nel mondo.

Già a gennaio 2015, nel corso del Word Economic Forum, si diffondevano dati sconcertanti: la quota di ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale è aumentata dal  44% del 2009 al 48% del 2014; tale valore è atteso salire oltre il 50% nel 2016. Detto da un altro punto di vista, l’1% della popolazione deterrà più di quanto abbia il restante 99%.  La ricchezza rimanente è posseduta quasi interamente dal rimanente quinto della popolazione mondiale.

La gestione e il controllo del mondo da parte di leader ed esperti economici si è fatto difficile: il tema della povertà sta diventando molto più serio, tragico, nell’andamento di una crisi economica mondiale che dal 2008 sembra non cessare i suoi effetti disastrosi (nella maggior parte dei paesi).

La diseguaglianza si estende sempre più perché il capitale cresce più rapidamente dell’economia reale: i ricchi, pertanto, diventeranno sempre più ricchi. Viviamo in un mondo nel quale le élite che detengono il potere economico hanno ampie opportunità di influenzare i processi politici, rinforzando così un sistema nel quale la ricchezza e il potere sono sempre più concentrati nelle mani di pochi. Non solo: è un sistema destinato a perpetuarsi, perché gli individui più ricchi hanno accesso a migliori opportunità educative, sanitarie e lavorative, oltre che a regole fiscali più vantaggiose, e possono influenzare le decisioni politiche in modo che i medesimi vantaggi vengano mantenuti per i propri figli.

Lo scorso maggio l’OCSE ha diffuso dati che confermano il suddetto scenario, approfondendo l’analisi per i singoli Paesi: in l’Italia, in particolare, l’1% di popolazione più ricca detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta. È evidente che la crisi successiva al 2007 non ha fatto altro che accentuare le differenze tra le classi sociali: la perdita di reddito è stata maggiore (-4%) per il 10% più povero della popolazione. Nel nostro Paese, la ricchezza nazionale netta è distribuita in modo molto disomogeneo, con una concentrazione marcata verso l’alto: le dieci grandi famiglie più ricche hanno goduto di un balzo patrimoniale in avanti di quasi il 70% (dal 2008 al 2013), compiuto mentre l’economia italiana si contraeva di circa il 12%.

Va detto, però, che, nel lungo periodo, un’eccessiva concentrazione di ricchezza, deprimendo inevitabilmente i consumi, non favorisce nemmeno le fasce ricche di popolazione; genera effetti negativi per la società nel suo insieme, in quanto viene ostacolata la mobilità sociale; genera conflittualità conseguentemente danneggiando anche le classi più agiate per il deterioramento della del contesto sociale.

Soluzioni? Ne esistono diverse. Eppure, poco è stato fatto concretamente, nonostante le molte dichiarazioni di intenti.

In primo luogo, si dovrebbe esigere che i Governi affrontino seriamente il tema delle diseguaglianze sociali, reprimendo più severamente la segretezza finanziaria e l’evasione fiscale, anche attraverso il G20. AL contrario, il contrasto all’elusione fiscale di imprese e privati, ad oggi, è limitato da scarsa collaborazione internazionale e alta tolleranza verso sistemi fiscali privi di regole e controlli.

In secondo luogo, andrebbe riequilibrata la leva fiscale, distribuendone il peso in modo da tassare  capitali e ricchezza, anziché far cassa su lavoro e consumi. Persino in Cina, dove i salari, pur in leggero aumento, crescono in percentuale minore rispetto al PIL, i salari giocano una parte sempre meno rilevante nella formazione del prodotto nazionale lordo.

Serve un impegno globale verso il fine condiviso di combattere la disuguaglianza estrema in ogni Paese inserendolo all’interno dei negoziati per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile post 2015.

In contesti sociali ed economici denotati da un’asimmetria di dimensioni fortemente rilevanti e persino crescenti è vano sperare di mantenere quell’equilibrio sociale e politico che è la premessa indispensabile per qualsiasi misura di sviluppo e crescita.

slide

© 2013 Fondazione Etica.
Top