A proposito di imposta sulla casa

L’EVOLUZIONE DELLA TASSAZIONE IMMOBILIARE

A partire dagli anni Novanta, la tassazione sugli immobili in Italia è stata oggetto di un processo di continua revisione, collegato alla scelta di accrescere l’autonomia finanziaria degli enti locali e sovente sfuggito a un coerente progetto di tax design. Prima dell’avvio di tale processo, la tassazione immobiliare si articolava su tre strumenti, a gestione centralizzata: l’imposta di registro in acquisto; l’imposta sulle plusvalenze alla cessione (INVIM); l’imposizione ordinaria Irpef sul reddito catastale. Una prima, profonda modifica interviene con i decreti legislativi 33 e 504/1992 che affidarono ai comuni la titolarità di una nuova imposta ordinaria patrimoniale (ISI, poi ICI), in sostituzione dell’INVIM, che fu contestualmente abolita (7). L’adozione della nuova imposta, che aveva il precipuo obiettivo di creare le premesse necessarie all’avvio del federalismo fiscale, già nasceva, però, con un vizio di origine, ossia la capacità di legare l’imposta a un indicatore di effettivo valore -corrente e in diveniredell’immobile di proprietà. Un ruolo non svolto dai valori catastali, obsoleti e non in grado di seguire l’aumento di valore nel tempo dell’immobile. Di fronte a tale difficoltà di origine, la nuova tassazione immobiliare presentava le caratteristiche, laddove non fossero presenti scambi o concessioni in affitto, di un’imposta su redditi di natura sostanzialmente figurativa. La situazione era aggravata dalla presenza di un’estesa evasione ed elusione fiscale Conscio di tale limite, il legislatore disponeva fin dal 1994 l’aggiornamento dei valori catastali, a tutt’oggi, però, non compiutamente avviata, tanto che la legge delega n.23/2014 è rimasta inattuata nella parte che prevedeva l’aggancio degli estimi ai valori di mercato e ai metri quadri, in luogo del numero di vani. Se attuata, tale revisione consentirebbe di ridurre il divario tra valori catastali e di mercato, questi ultimi molto cresciuti dal lontano 1992, e attenuerebbe la distorsione redistributiva derivante dalla sottostima di immobili collocati in posizioni centrali rispetto al valore imputato alle costruzioni più recenti e, anche per questo, collocate in quartieri periferici.

Continua…

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